Antonio Cartelli - Marco Palma

Giulia Orofino

Da Montecassino a Nonantola.
La tradizione illustrativa delle Institutiones di Cassiodoro

Convegno Il monachesimo italiano dall’età longobarda all’età ottoniana (secc. VIII-X)
(Nonantola, 9-13 settembre 2003)

      I due più autorevoli testimoni illustrati delle Institutiones di Cassiodoro, il ms. Misc. Patr. 61 della Staatsbibliothek di Bamberga e il ms. 660 della Bibliothèque Mazarine di Parigi, sono tradizionalmente legati a Montecassino e a Nonantola [1]. Tradizionalmente, giacché per quanto affascinante risulti il nesso, che evoca quello tra "Nonantola e il Sud" accertato da Marco Palma con l’identificazione dei codici acquisiti da Anselmo nel monastero cassinese tra il sesto e l’ottavo decennio dell’VIII secolo [2], nessun dato certo avalla la localizzazione dei due esemplari delle Institutiones. Essa andrà dunque testata per via attributiva, così come andranno ricostruite, al fine di verificare l’eventuale rapporto tra i due testimoni, le rispettive posizioni all’interno dello stemma iconografico e i meccanismi di derivazione dall’archetipo cassiodoriano.
      Secondo Pierre Courcelle il Bambergense Patr. 61 sarebbe la copia "si non directe, du moins très proche" [3], all’edizione ufficiale delle Institutiones, di cui riproduce la sottoscrizione (f. 67v) e che dunque sopravvive per le cure della scuola cassinese di Paolo Diacono.
      Ci sono infatti pochi dubbi che il Bambergense sia stato prodotto a Montecassino sullo scorcio dell’VIII secolo: lo dimostrano i confronti con i manoscritti agganciati da inequivocabili prove interne allo scriptorium del monastero – la miscellanea grammaticale ms. Paris. lat. 7530 e le Etimologie di Isidoro, ms. 2 dell'Archivio dell'Abbazia della SS. Trinità di Cava dei Tirreni, datati agli anni 779-796/97 – e con quelli che ad essi si possono accorpare: il ms. 753 dell’Archivio dell’Abbazia di Montecassino e il gruppo nonantolano individuato da Marco Palma – costituito dai Sess. 590, Sess. 94, V.E. 1006 e V.E. 1357 della Biblioteca nazionale centrale di Roma e dall'Add. 43460 della British Library di Londra [4].
      In particolare per l’Initialornamentik il Bambergense si avvicina al quinto esemplare emigrato da Montecassino a Nonantola, l’Add. 43460, mentre i disegni di uccelli affrontati a calici e a croci fiorite e gli schemi ad albero che, partendo da animali, palme, calici e gigli, sintetizzano le divisioni della dialettica nel Paris. lat. 7530 (fig. 1) [5], offrono paralleli per le omologhe illustrazioni del Bambergense (fig. 2), e sono affinità significative, in quanto il manuale parigino allestito per l’istruzione nelle arti liberali ripeterebbe, come ha recentemente ipotizzato Claudia Villa, "il modello culturale tardo antico proposto nella cancelleria teodoriciana da Cassiodoro e poi teorizzato nelle Institutiones" [6].

Fig. 1 Fig. 2

      Il Bamb. Patr. 61 mantiene molte tracce dell’originale cassiodoriano, sia nell'organizzazione generale del corredo illustrativo, ispirato ai principi della mnemotecnica e a intenti didattici, sia negli schemi figurativi e iconografici. Quasi tutte le personificazioni, gli oggetti e gli animali da cui nascono i diagrammi che nel libro II esplicano le divisioni delle arti liberali sono di origine tardoantica: agnelli, corone, busti, tralci, calici, aquile, pantere, figure alate, cervi [7]. I vasi (fig. 3) riproducono la tipologia dei labra bizantini e ravennati del tempo di Cassiodoro [8]. Di sapore arcaizzante è la cornice che inquadra l'incipit del libro I (fig. 4), includendo due colombe affrontate a un cantaro fiorito, come nel Codex Valerianus (f. 81v) [9]. Anche il vocabolario aniconico – intrecci, tralci, gemme – conserva l’eco impoverita di modi attestati nella miniatura ravennate del VI secolo [10], lasciando intravedere in filigrana qualche trama dei rapporti culturali e librari tra Ravenna e Vivarium, mediati forse da codici appartenuti alla biblioteca privata di Cassiodoro [11].

Fig. 3 Fig. 4

      In alcuni casi è possibile stabilire un collegamento più preciso con l'officina scrittoria di Squillace: le tabelle che nel Bambergense (ff. 14r-15v) presentano le divisioni delle Sacre Scritture secondo Gerolamo, Agostino e i Settanta, organizzate in grappoli sospesi rispettivamente a un globo, a un medaglione occupato da un nodo elissoidale e ad una crux intrecciata (fig. 5), richiamano quelle inserite nel primo fascicolo della Bibbia Amiatina (ff. VI/5r, VII/6r, 8r), riconducibili, per quanti rimaneggiamenti northumbri si possano ipotizzare [12], a matrice cassiodoriana [13].
      Mettendo insieme i passi in cui Cassiodoro descrive il suo monastero, le miniature dei manoscritti delle Institutiones che ne riproducono la veduta e l'indagine archeologica sul luogo, Courcelle ha dimostrato che il cap. 29 del libro I, "De positione monasterii Vivariensis sive Castellensis", doveva essere illustrato già nell'archetipo [14]. Il codice di Bamberga (fig. 6) mostra in alto, separate dal Fluvius Apellena, le chiese di Sanctus Martinus e di Sanctus Januarius; di quest'ultima la miniatura riproduce il mosaico absidale, con la mano di Dio benedicente e raggiata che emerge dall'arco stellato [15]. In basso ci sono i vivaria con i pesci; il bacino è chiuso a destra con una diga sorretta da esili colonnine, come fosse una tavola eusebiana, schiacciata nel brusco ribaltamento della visione sul piano, mentre sulla riva si apre la vasca, circondata da uno spesso muretto di mattoncini colorati, anche questo di assoluta bidimensionalità. Gli elementi sono isolati sulla pergamena, disposti senza alcuna preoccupazione per l'uniformità dimensionale e la connessione paesaggistica, come nelle vignette topografiche del Corpus Agrimensorum Arcerianus A, manoscritto del VI secolo localizzato tra Roma e Ravenna [16].

Fig. 5 Fig. 6

      Più che un veritiero ritratto d’ambiente, l’immagine sembra, proprio per la disposizione paratattica e l’esemplarità dei singoli elementi che la compongono, un locus mnemonico [17], una mappa cognitiva per la memoria, simile a quella del tempio e del tabernacolo di Gerusalemme che per ben tre volte lo stesso Cassiodoro ricorda di aver fatto dipingere subtiliter all'inizio del codex grandior, ispirandosi alla descrizione delle Antiquitates Iudaicae di Giuseppe Flavio e alle indicazioni di Eusebio, un cieco venuto dall'Asia, capace appunto di "vedere con gli occhi del cuore" [18].
      L'aspetto irreale creato dalla assoluta indifferenza per la coerenza spaziale è accentuato nella miniatura cassinese dalla trasfigurazione fantastica del dato naturalistico. I fusti delle palme che inquadrano San Martino sono un'infilata di cuoricini, mentre le chiome esplodono in uno zampillo di foglie sottili, tracciate in punta di penna. Il rivestimento murario dell'edificio principale diventa pretesto per squadernare un intero repertorio di intrecci, nodi, triangoli, come nell’unica pagina miniata finora attribuita, sia pure dubitativamente, allo scriptorium di Squillace, quella usata come guardia del De consensu Evangelistarum di Agostino scritto a Corbie nell'VIII secolo, ms. Paris. lat. 12190 [19]. Il verso della carta è interamente occupato da un disegno astratto costruito da cinque diversi tipi di intrecci colorati: costantiniani, di nastri a zig zag, di nastri circolari che si intersecano e di nodi. Carl Nordenfalk [20] ha proposto di vedervi uno dei fogli dell'album approntato da Cassiodoro per i legatori dei suoi manoscritti, di cui egli stesso parla nelle Institutiones [21]. Che si possa pensare ad un’utilizzazione più ampia del prontuario, non limitata alla veste esterna dei libri, ma anche alla loro decorazione interna, parrebbe provato dalla citazione di quei motivi nella miniatura cassinese, dove valgono a trasformare la chiesa di San Martino in un'enorme H.
      Nel Bambergense l’impronta di Vivarium segna l’intero apparato ornamentale approntato per facilitare e guidare la lettura: le iniziali a contorno puntinato, ornitomorfe o sostituite da grosse teste, con appendici a riccioli, fiori e foglie; le cornici a intrecci per i titoli; i pesci che segnalano gli explicit. Sono i vocaboli dello stile Superdekorativ che caratterizza il manoscritto cassiodoriano di San Pietroburgo, Rossijskaja Nacional’naja Biblioteka, ms. Q.v. I. 6-10 [22].
      Senza cadere negli eccessi di Masai, che con qualche stravaganza legava la nascita delle lettere ittiomorfe a Vivario, per affinità con i pesci allevati nelle vasche del monastero [23] - un’interpretazione della miniatura vivariense tutta "sotto il segno dei pesci" rafforzata da Troncarelli con l’identificazione della specie ittica ritratta, l’acciuga [24] - quanto sopravvive dell'Initialornamentik cassiodoriana spinge a riconsiderarne il ruolo soprattutto in virtù del suo valore esemplare per l’altomedioevo, non tanto o non solo per la trasmissione di singoli motivi di repertorio, ma per il positivo valore assegnato alla decorazione libraria e per la concezione iconodula della scrittura animata, che figurando i segni alfabetici li carica di sensi simbolici e allegorici.
      E’ Cassiodoro a chiedere ai suoi legatori di ricoprire con decorosa forma esteriore la bellezza delle lettere sacre, imitando l’esempio del Signore che nella gloria del banchetto celeste coprì con stole nuziali quelli che ritenne degni di essere invitati [25]; è lo stesso Cassiodoro che elogia i suoi copisti, perché con le sole armi della penna e dell’inchiostro essi sono in grado di sconfiggere Satana: ogni parola scritta col calamo che corre veloce sulla pagina è una ferita mortale inferta al maligno [26].
      Scribi e decoratori "predicano con la mano, parlano con le dita" [27]: i lettori devono interpretare ciò che essi hanno seminato e celato sotto la veste delle figure e dei colori.
      Se la metafora che assimila la splendida varietà cromatica delle penne dei pavoni alla molteplicità di significati delle Sacre Scritture [28] sembra concretizzarsi nelle lettere ornitomorfe, la grande testa maschile che nel Bambergense (f. 26r) sagoma la Q con cui inizia il ventiquattresimo capitolo del libro I, "Quo studio scriptura sancta legenda sit", ricorda come la nostra mente debba essere sempre attenta alle intenzioni dei libri sacri, impegnata in quella profonda contemplazione che non solo risuona nelle orecchie, ma risplende anche negli occhi dell’anima ("Quapropter ad intentiones librorum generaliter semper animus erigatur, mentemque nostram in illa contemplatione defigamus, quae non tantum auribus sonat, sed oculis interioribus elucescit") [29].
      Che iniziali decorate e figurate fossero presenti nell’originale cassiodoriano è dimostrato dal fatto che esse ricorrono nel Bambergense e nel Mazarine per segnalare la stessa sezione testuale [30] e in tre casi ripetono l’identica tipologia [31].
      Il confronto tra le due R ornitomorfe che introducono il capitolo sulla retorica (fig. 7 - fig. 8) vale però anche ad evidenziare l’emancipazione dall’auctoritas del pur venerabile modello, dal quale i due miniatori altomedievali sembrano liberarsi, rifiutando la copia mimetica e dando una personale interpretazione del significato di Vivario: tenere in vita, aggiornandola, un'antichità che si spegne.
      L’affrancamento avviene, in entrambi i manoscritti, grazie all’apertura verso la grande arte libraria dell’Europa contemporanea: quella merovingia e irlandese, che sottopone gli elementi zoomorfi a processi di profonda riduzione linearistica e astratta, nel caso cassinese (fig. 9); quella carolingia di seconda generazione e di corrente franco-sassone, che disciplina il revival insulare nel rigore formale, per il codice della Mazarine (fig. 10).

Fig. 7 Fig. 8 Fig. 9 Fig. 10

      Proprio il riferimento alla scuola franco-insulare della seconda metà del IX secolo corrobora per il Mazarine una localizzazione nell’Italia settentrionale, dove l’arrivo di modelli carolingi dalla Francia settentrionale è attestato in misura massiccia a Bobbio [32], ma anche a Nonantola, come dimostra il Sacramentario della Scuola di Carlo il Calvo, ms. Paris. lat. 2292, che il vescovo Giovanni di Arezzo donò, probabilmente dopo l’876, in seguito a una missione svolta presso l’imperatore [33], al monastero il cui scriptorium già a partire dagli inizi del IX secolo "stemperò progressivamente e infine annullò nella koiné grafica carolina le forme originate dai modelli meridionali" [34].
      L’attribuzione nonantolana delle Institutiones parigine, proposta per la prima volta da Bischoff [35] e contestata da Marco Palma solo in virtù della ricca decorazione del manoscritto, che contrasterebbe con quella più modesta dei codici sicuramente prodotti nell’abbazia emiliana nel corso del IX secolo [36], può essere invece confermata proprio dai confronti puntuali con quei codici: soprattutto con il V.E. 1348 [37] e i Sess. 26 [38], 66 [39] e 40 [40], per la costruzione delle iniziali con il corpo diviso in scomparti riempiti da intrecci e in lacunari, per la punzonatura ‘insulare’ che segue i contorni delle lettere e punteggia i nastri, per le matasse di nodi liberi sulla pergamena riservata, per le terminazioni forked, per le teste di canidi con il muso arricciato, per le protomi di uccelli dai lunghi becchi. Rispetto a questi esemplari, databili tra il primo e il secondo quarto del IX secolo, il Cassiodoro mostra uno stile altrimenti maturo, spiegabile con una cronologia più avanzata, verso la fine del secolo, forse a seguito del rinnovamento architettonico e artistico del monastero promosso dall’abate Teodorico (870-877) e prima dell’899, quando gli ungari devastarono l’abbazia, "occiderunt monachos, incenderunt monasterium et codices multos concremaverunt" [41].
      Maggiori cautele impone l’attribuzione nonantolana delle Omelie di Gregorio Magno e delle Etimologie isidoriane conservate nella Biblioteca Capitolare di Vercelli, codd. CXLVII e CCII, anch’essa sostenuta da Bischoff, accolta da Bertelli e von Euw [42] e a ragione respinta da Giuseppa Zanichelli [43]. Le affinità con le miniature cassiodoriane non vanno oltre una generica "aria di famiglia" e un comune gusto antiquario di radice romano-ravennate – con forti implicazioni italomeridionali nel cod. CXLVIII - ma non superano la prova dei raffronti "morelliani" riguardanti le cifre fisionomiche e dei panneggi: diversa è la resa degli stessi animali, come agnelli e volatili, e degli elementi vegetali, più naturalistici nei vercellesi; diversa è la tipologia dei vasi, delle corone e delle croci; differente la qualità cromatica, pastosa e opaca nel Mazarine, brillante e vivace nei vercellesi; non confrontabile è poi l’Initialornamentik, specie quella che accompagna il testo di Isidoro: per la sua esuberanza fastosa e per i motivi connotanti, per esempio le protomi leonine, essa si apparenta piuttosto ad esemplari bobbiesi della prima metà del IX secolo, come il ms. D 30 inf. della Biblioteca Ambrosiana [44].
      Benché sia più tardo del Bambergense e denoti spesso la volontà di eliminare o modernizzare i fossili tardoantichi – siano essi le sciarpe o i nastri di origine sassanide che stringono il collo degli animali [45] (fig. 11 - fig. 12), o la trabea delle aquile [46] (fig. 13 - fig. 14); le foglie acantacee trasformate in pesci stilizzati [47] (fig. 18) o le cornucopie classiche da cui sgorgano non più tralci vegetali ma astratti nodi puntinati [48] (fig. 26) - il codice della Mazarine riflette una fase della tradizione illustrativa del testo cassiodoriano precedente rispetto alla copia cassinese: lo ha evidenziato Fabio Troncarelli a proposito del sistema di impaginazione delle immagini, che nel parigino risultano costantemente disposte su due facciate contigue o sul verso del foglio in modo da essere immediatamente reperite ad apertura di volume o voltando pagina [49], e a proposito di una significativa variante iconografica: i tre gruppi dei topica in Inst. II, 3, 15 sono introdotti nel Mazarine (f. 123r) da un cavallo passante, nel Bambergense (fig. 15) da un personaggio alato con un ramo fiorito nella destra e un uccello nero nella sinistra. La figura, identificabile con la personificazione della Grammatica così come la descrive Marziano Capella nel De nuptiis Mercurii et Philologiae - una vecchia severa con in mano un ramo appuntito per punire e grattar via gli errori e una gazza allusiva alla praedicatio [50] - deve considerarsi frutto di un aggiornamento rispetto alla prima stesura delle Institutiones, poiché lo stesso Cassiodoro dichiara esplicitamente di non possedere l’opera di Marziano, e raccomanda ai suoi monaci di procurarsene una copia [51].

Fig. 11 Fig. 12 Fig. 13 Fig. 14
Fig. 15 Fig. 18 Fig. 26

      Nella storia della tradizione testuale delle Institutiones tracciata da Courcelle [52] e poi confermata e precisata da Holtz [53] e da Troncarelli [54], Bambergense e Mazarine derivano, attraverso la seconda redazione dell’opera, quella definitiva in due libri terminata poco prima della morte di Cassiodoro (= omega I dello stemma Holtz), da uno stesso archetipo, corrispondente alla recensione standard dell’edizione Mynors (= OMEGA dello stemma Holtz). Che questo archetipo fosse illustrato è certo, da quante e da quali immagini si può tentare di ricostruire attraverso la collazione degli esemplari illustrati sopravvissuti della redazione non interpolata, quasi tutti di produzione e circolazione monastica: per il I e il II libro riuniti il Mazarine e il Bambergense; per il I libro i codici di Kassel, Gesamthoschul-Bibliothek, Theol. 2° 29 (da Fulda, terzo terzo del IX secolo) [55] e di Würzburg, Universitätsbibliothek, M. p. th. f. 29 (da Mainz, prima metà del IX secolo) [56]; per il II libro i manoscritti della classe sigma: San Gallo, Stiftsbibliothek 855 (forse di area francese, IX secolo) [57], Londra, British Library, Harley 2637 (fine del IX secolo) [58] e Karlsruhe, Augiensis CCXLI (da Reichenau, fine del IX secolo) [59].
      Per il libro I è il Bambergense a tramandare la versione più ricca: i tre schemi esplicativi delle divisioni dei libri biblici secondo Gerolamo, Agostino e i Settanta (ff. 14r, 15r e 15v) e la miniatura di Vivarium (f. 29v). Mazarine ha solo lo schema geronimiano (fig. 16), come Würzburg (f. 17r), ed è diverso da quello del Bambergense: i banners partono da una matassa intrecciata da cui si liberano sette serpenti. Mazarine (nel frammento di Berlino, Phillipps 1737, ff. 38-43, che colma la lacuna tra gli attuali ff. 106 e 107 del codice parigino [60]) lascia uno spazio bianco in corrispondenza della miniatura di Vivarium [61], che nei manoscritti di Kassel (f. 26v) e di Würzburg (f. 32r) mostra qualche devianza rispetto al Bambergense – nei tituli, nella posizione e nella resa degli edifici e della topografia - non tale però da inficiare la filiazione da un archetipo comune, uscito dall’officina di Squillace [62].

Fig. 16

      Sicuramente ad un’invenzione cassiodoriana risalgono i diagrammi figurati che esplicano il sistema di divisioni e sottodivisioni delle sette arti liberali.
      Funzione e significato dell’apparato ornamentale concepito fin dall’origine per il secondo libro delle Institutiones sono in sintonia con il taglio operativo del manuale: la divisio in sezioni individuate dalla scrittura distintiva, i tituli, le note o i segni associativi, i diagrammi che imbrigliano i passi in un serrato sistema di griglie, le imagines agentes che per assonanza concettuale, per antifrasi, per richiamo omofonico, verbale o etimologico, in virtù di acronimi o anagrammi, alludono ai concetti espressi nel testo correlato, tutto il repertorio dell’accesso non-lineare alle informazioni scritte, servono all’appropriazione pedagogica e mnemonica dell’opera [63].
      Più difficile è ricostruire l’architettura del sistema: se, come è stato scritto, le Institutiones sono un catalogo, un inventario della biblioteca di Vivarium, una sorta di guida bibliografica all’uso dei volumi raccolti nel cenobio [64], le figure potrebbero rimandare a quelle che ornavano gli armaria, secondo un uso documentato per esempio nel ritratto di Esdra dell’Amiatina, f. V/4r [65], in modo da innescare un immediato circuito di memoria tra libri citati e libri conservati.
      E’ soprattutto difficile ristabilire la corrispondenza tra selezione delle immagini e specifiche tecniche mnemoniche, entrare nella liveware memory del lettore contemporaneo, acquisire le chiavi dell’ipertesto cassiodoriano [66].
      Quello che si coglie con assoluta evidenza è invece la costruzione di una potente struttura, un vero e proprio "albero della conoscenza", attraverso il quale si organizza quello che si sa e lo si rende accessibile, concependo la retorica visiva come integrale al contenuto comunicativo [67].
      L’illustrazione del l. II è costante e fondamentalmente simile in tutti gli esemplari più antichi.
      Come risulta dalla tabella di comparazione (Tab. I), su un totale rispettivamente di 35 e 33 figure, Bambergense e Mazarine presentano ben 28 casi di convergenza nell’organizzazione e nel lay-out degli schemi ad albero, spesso di grande complessità; nel numero dei rami; nella tipologia delle celle, quasi sempre a grappolo, più raramente a tabula; nella scelta della figura generatrice, sia essa un calice fiorito (fig. 17 - fig. 18) o un giglio; un leone (fig. 19 - fig. 20), un cane, un agnello, un cerbiatto, un cervo, un vitello, un pesce o un gabbiano; un uccello in picchiata (fig. 21 - fig. 22) o una colomba con il ramoscello d’ulivo nel becco (fig. 23 - fig. 24); il busto di Donato identificato dall’iscrizione nel Bambergense (fig. 25) e cristianizzato nel Mazarine dal nimbo e dalla mano velata a reggere il libro, per sottolineare come le arti liberali traggano comunque origine dalla spiritalis sapientia (fig. 26 [68]) o ancora il ritratto del monaco che batte il tempo affiancato dal labrum usato per i sacri lavacri nel tempio (fig. 27 - fig. 28).

Fig. 17 Fig. 18 Fig. 19 Fig. 20 Fig. 21 Fig. 22
Fig. 23 Fig. 24 Fig. 25 Fig. 26 Fig. 27 Fig. 28

      Al di là dell’abissale distanza di qualità stilistica che separa i due miniatori – incerto e francamente rozzo il cassinese, raffinato e sicuro il nonantolano - le immagini combaciano fin nei particolari più minuti, come i rami esclusivamente decorativi, non funzionali a supportare celle, che fioriscono dalle corna del cervo (fig. 29 - fig. 30) o dalle orecchie della lepre (fig. 31 - fig. 32).
      In generale le differenze non stravolgono l’iconografia basilare: la colonna che sostiene le 10 categorie aristoteliche è gemmata nel Bambergense, strigilata nel Mazarine [69]; l’arco includente la croce ansata dell’elocutio è coronato nel Bambergenze da una ghiera dentata (fig. 33 - fig. 34); il fusto della pianta dalla quale sbocciano i 15 toni musicali è telescopico nel Bambergense, fiorito nel Mazarine (fig. 35 - fig. 36); l’enunciazione degli argomenti dialettici e la divisione dei numeri assoluti e relativi sono portate nel Mazarine da una cicogna e da una gru (fig. 37), nel Bambergense da un generico volatile e da una pernice (fig. 38).

Fig. 29 Fig. 30 Fig. 31 Fig. 32 Fig. 33
Fig. 34 Fig. 35 Fig. 36 Fig. 37 Fig. 38

      In cinque occasioni però i due manoscritti divergono in maniera sostanziale: lo schema dei generi delle cause secondo la retorica nasce nel Bambergense da un rettangolo campato cui si affacciano due acroteri ornitomorfi, in Mazarine da due uccelli simmetrici e opposti [70]; le sei diverse parti dell’orazione si sviluppano nel Bambergense da una croce iscritta in un cerchio diviso in sei sezioni da collarini, nel Mazarine da un calice contenente due foglie di acanto (fig. 39 - fig. 24); i sei modi della terza formula di sillogismo categorico sgorgano nel Bambergense da un tronco di colonna da cui sgorgano due rami, nel Mazarine da un tralcio a cornucopie e foglie pentalobate [71]; i quindici tipi di definizioni sono introdotti nel Bambergense da un cespo acantaceo, nel Mazarine da una volpe [72]; i topica sono supportati nel Bambergense dalla personificazione della Grammatica, nel Mazarine da un cavallo [73].
      Il codice cassinese tramanda inoltre due immagini supplementari: due agnelli simmetrici e affrontati, con le teste opposte, precedono, in fondo a f. 53r, il diagramma della divisione della matematica disegnato in cima al verso dello stesso foglio (fig. 40); il secondo schema dei numeri pari e dispari si dirama dalle mammelle di una lupa con la testa girata indietro e una sciarpa annodata al collo (fig. 41).

Fig. 39 Fig. 24 Fig. 40 Fig. 41

      Gli altri manoscritti in cui il l. II delle Institutiones è illustrato, il Sangallese 855, l’Augiensis CCXLI e l’Harleiano 2637, concordano fondamentalmente con il Bambergense, anche nei casi in cui questo si distingue dal Mazarine [74], con l’eccezione dello schema per il l. II, 2, 3, che, mancante nel sangallese, nei codici di Londra e di Karlsruhe risulta diverso sia dalla soluzione adottata nel Bambergense che da quella del Mazarine [75]. I tre rappresentanti della classe sigma inoltre conservano una delle due illustrazioni del Bambergense mancanti nel Mazarine, la lupa del l. II, 4, 4 [76].
      Tutto dunque lascerebbe supporre la presenza, a monte dello stemma iconografico delle Institutiones, di due codici-modello, simili ma non identici, uno più antico, riflesso da Mazarine, l’altro leggermente più tardo, forse allestito in anni in cui Cassiodoro, gravato dall’avanzatissima età, non era in grado di controllare personalmente il lavoro di revisione dei suoi monaci, e di sanare incongruenze come l’inserzione marzianea della Grammatica in un luogo improprio, quello relativo alle formule della retorica [77].
      A questo secondo codice-modello, arricchito da ulteriori illustrazioni e da tituli esplicativi delle immagini, fu impresso il "sigillo" della sottoscrizione – "codex archetypus ad cuius exemplaria sunt reliqui corrigendi" -, tràdita dal manoscritto cassinese. Probabilmente un suo gemello originò la classe sigma. Il manoscritto della Mazarine testimonia invece la circolazione nell’Italia settentrionale della prima versione illustrata, un antigrafo vetusto e di altissima qualità, che ci piace immaginare, insieme all’eugippiano Sess. 13 [78], giunto a Nonantola col bagaglio delle adquisitiones anselmiane.

Note bibliografiche

  1. Per un’aggiornata bibliografia sui due manoscritti si rimanda a G. OROFINO, Scheda 3 e Scheda 12, in Virgilio e il chiostro. Manoscritti di autori classici e civiltà monastica. Catalogo della mostra, a cura di M. DELL’OMO, Roma 1996, p. 108-109, 128; C. ALBARELLO, Scheda 220, in Il futuro dei Longobardi. L’Italia e la costruzione dell’Europa di Carlo Magno. Catalogo della mostra, a cura di C. BERTELLI – G. P. BROGIOLO, Milano 2000, p. 158.
  2. M. PALMA, Nonantola e il Sud. Contributo alla storia della scrittura libraria nell'Italia dell'ottavo secolo, "Scrittura e civiltà", 3 (1979), p. 77-88; M. MORELLI - M. PALMA, Indagine su alcuni aspetti materiali della produzione libraria a Nonantola nel secolo IX, "Scrittura e civiltà", 6 (1982), p. 23-98; M. PALMA, Alle origini del ‘tipo di Nonantola’: nuove testimonianze meridionali, "Scrittura e civiltà", 7 (1983), p. 141-149.
  3. P. COURCELLE, Le site du monastère de Cassiodore, "Mélanges d’archéologie et d’histoire", 55 (1938), p. 259-307, a p. 272.
  4. G. OROFINO, I codici decorati dell'Archivio di Montecassino. I. I secoli VIII-X, Roma 1994, p. 14-20.
  5. Ai ff. 148r, 154r, 266r, 266bisr, 270r.
  6. C. VILLA, Cultura classica e tradizioni longobarde tra latino e volgari, in Paolo Diacono. Uno scrittore fra tradizione longobarda e rinnovamento carolingio. Atti del convegno internazionale di studi, a cura di P. CHIESA, Udine 2000, p. 575-600, a p. 586.
  7. F. TRONCARELLI, "Con la mano del cuore". L’arte della memoria nei codici di Cassiodoro, "Quaderni Medievali", 22 (1986), p. 22-58, a p. 23-24.
  8. P. MEYVAERT, Bede, Cassiodorus, and the Codex Amiatinus, "Speculum", 71 (1996), p. 827-883, a p. 845.
  9. Monaco, Bayerische Staatsbibliothek, ms. Clm 6224, attribuito all'Italia nordorientale e alla fine del VII secolo: J. HUBERT - J. PORCHER - W.F. VOLBACH, L'Europa delle invasioni barbariche, Milano 1968, fig. 151.
  10. Si vedano per esempio le tavole dei canoni nel composito ms. 847 della Österreichische Nationalbibliothek di Vienna, parte superstite di un tetraevangelo greco di probabile origine ravennate: G. CAVALLO, La cultura scritta a Ravenna tra antichità tarda e alto medioevo, in Storia di Ravenna II.2. Dall’età bizantina all’età ottoniana. Ecclesiologia, cultura e arte, Venezia 1992, p. 79- 125, a p. 99-100, fig. VII-VIII.
  11. Sulla quale si veda CAVALLO, La cultura scritta a Ravenna, p. 86-87.
  12. L. NEES, Problems of Form and Function in Early Medieval Illustrated Bibles fron Nortwest Europe, in Imaging the Early Medieval Bible, a cura di J. WILLIAMS, University Park 2000, p. 123-177, a p. 161-163.
  13. Identificata nel codex grandior da P. MEYVAERT, Bede, Cassiodorus, and the Codex Amiatinus, p. 827-883, meno convincentemente in una copia delle Institutiones simile a quella tràdita dal Bambergense da K. CORSANO, The First Quire of the Codex Amiatinus and the Institutiones of Cassiodorus, "Scriptorium", 41 (1987), p. 3-34.
  14. CORCELLE, Le site, p. 266-287; P. COURCELLE, Nouvelles recherches sur le monastère de Cassiodore, in Actes du Ve Congrès International d’archéologie chrétienne, Città del Vaticano 1957, p. 511-528.
  15. L'interpretazione è di COURCELLE, Le site, p. 281-282.
  16. Si veda in particolare la villa con fiume di f. 70r, riprodotta in J. N. CARDER, Art Historical Problems of a Roman Land Surveying Manuscript: the Codex Arcerianus A, Wolfenbüttel, New York-London 1978, fig. 181. Sulle illustrazioni del manoscritto, Wolfenbüttel, Herzog-August Bibliothek, Ms. Guelf. 36.23 A, si veda l'edizione in facsimile, Corpus Agrimensorum Romanorum. Codex Arcerianus A der Herzog-August-Bibliothek zu Wolfenbüttel (cod. Guelf. 36.23 A), facsimile a cura di H. BUTZMANN, Lugduni Batavorum 1970; C. BERTELLI, Codici miniati fra Goti, Longobardi e Franchi, in Magistra Barbaritas. I Barbari in Italia, Milano 1984, p. 571-601, a p. 571, 572. A. PETRUCCI, L'onciale romana. Origini, sviluppo e diffusione di una stilizzazione grafica altomedievale, "Studi Medievali", 3^ s., 12 (1971), p. 75-134, a p. 109, attribuisce l'Arcerianus A alla Roma senatoria di età gota.
  17. Sul valore degli edifici e in particolare delle piante monastiche nella mnemotecnica si veda M. CARRUTHERS, The Craft of Thought. Meditatio, Rhetoric, and the Making of Images, 400-1200, Cambridge 1998, p. 238-239.
  18. Expositio in Psalmos, XIV, 1 (CCSL 97, p. 133, l. 43-45); Expositio in Psalmos, LXXXVI, 1 (CCSL 98, p. 789-90, l. 40-44); Inst. I, 5, 2 (Cassiodori Senatoris Institutiones, edited from the Manuscripts by R. A. B. MYNORS, Oxford 1937, p. 22-23, d’ora in poi citato come ed. MYNORS). Sul valore mnemotencico dell’immagine del tempio e del tabernacolo si veda CARRUTHERS, The Craft of Thought, p. 234-237.
  19. F. AVRIL - Y. ZALUSKA, Manuscrits enluminés d'origine italienne. VIe-XIIe siècles, Paris 1980, no 6, p. 3, tav. III.
  20. C. NORDENFALK, Corbie and Cassiodorus. A Pattern page on the Early History of Bookbinding, "Pantheon", 32 (1974), p. 225-231.
  21. Inst., I, 30 (ed. MYNORS, p. 77). L'ipotesi di Nordenfalk, accolta da B. BISCHOFF, Die Überlieferung der technischen Literatur, in B. BISCHOFF, Mittelalterliche Studien, III, Stuttgart 1981, p. 277-297, a p. 292, in base ai confronti con i manuali tecnici e i libri di modelli tardo antichi, è stata rimessa in discussione da K. BIERBRAUER, Die Ornamentik frühkarolingischer Handschriften aus Bayern, München 1979, p. 73, che considera la pagina un'opera carolingia.
  22. F. TRONCARELLI, I codici di Cassiodoro. Le testimonianze più antiche, "Scrittura e civiltà", 12 (1988), p. 47-99, a p. 63, 79, 80, 86-87.
  23. F. MASAI, La Règle du maître-Regula magistri. Edition diplomatique des manuscrits latin 12205 et 12634 de Paris, a cura di D.H. Vanderhoven - F. MASAI, Bruxelles-Paris 1953, p. 66.
  24. F. TRONCARELLI, "Con la mano del cuore", p. 51-52; F. TRONCARELLI, Alpha e acciuga. Immagini simboliche nei codici di Cassiodoro, "Quaderni medievali", 41 (1996), p. 6-26; F. TRONCARELLI, Vivarium. I libri, il destino, Turnhout 1998, p. 73-75.
  25. Inst., I, 30, 3 (ed. MYNORS, p. 77).
  26. Inst., I, 30, 1 (ed. MYNORS, p. 75-76).
  27. Inst., I, 30, 1 (ed. MYNORS, p. 75).
  28. Inst., I, 4, 3 (ed. MYNORS, p. 21).
  29. Inst., I, 24, 3 (ed. MYNORS, p. 65).
  30. Pref. del l. II, Superior: Bamb. f. 35r, Maz. f. 109r; l. II, 1, 1, Grammatica: Bamb. f. 36v, Maz. f. 109r; l. II, 2, 2, Rhetorica: Bamb. f. 38r, Maz. f. 110v; l. II, 3, 1, Dialecticam: Bamb. f. 43r, Maz. f. 116r; l. II, 7, 1, Astronomia: Bamb. f. 63v, Maz. f. 137v.
  31. Superior: Bamb. f. 35r, Maz. f. 109r; Grammatica: Bamb. f. 36v, Maz. f. 109r; Rhetorica: Bamb. f. 38r, Maz. f. 110v.
  32. F. CRIVELLO, La miniatura a Bobbio tra IX e X secolo e i suoi modelli carolingi, Torino 2001, p. 157-159.
  33. G. Z. ZANICHELLI, La sapienza degli angeli: Nonantola e gli scriptoria collegati fra VI e XII secolo, in La sapienza degli angeli. Nonantola e gli Scriptoria padani nel Medioevo. Catalogo della mostra, a cura di G. Z. ZANICHELLI - M. BRANCHI, Modena 2003, p. 15-50, a p. 26; M. BRANCHI, Scheda 20, in La sapienza degli angeli, p. 106-107.
  34. PALMA, Alle origini, p. 149.
  35. B. BISCHOFF, Panorama der Handschriftenüberlieferung aus der Zeit Karls des Grossen, in Karl der Grosse. Lebenswerk und Nachleben. II. Das geistige Leben, a cura di. B. BISCHOFF - W. Braunfels, Düsseldorf 1965, p. 233-254, a p. 251 (trad. it. B. BISCHOFF, Centri scrittorii e manoscritti mediatori di civiltà dal VI secolo all’età di Carlomagno, in Libri e lettori nel Medioevo, a cura di G. CAVALLO, Bari 1977, p. 27-72); B. BISCHOFF, Manoscritti Nonantolani dispersi in epoca carolingia, "La Bibliofilia", 85 (1983), p. 99-124, a p. 105. L’attribuzione è accolta da H. BELTING, Probleme der Kunstgeschichte Italiens im Frühmittelalter, in Frühmittelalterliche Studien. Jahrbuch des Instituts für Frühmittelalterforschung der Universität Münster, I, Berlin 1967, p. 94-143, a p. 103-104; da G. CAVALLO, Dallo 'scriptorium' senza biblioteca alla biblioteca senza 'scriptorium', in Dall'eremo al cenobio. La civiltà monastica in Italia dalle origini all'età di Dante, Milano 1987, p. 331-422, a p. 360 e ancora recentemente dallo stesso studioso: G. CAVALLO, Libri e cultura nelle due Italie longobarde, in Il futuro dei Longobardi. L’Italia e la ricostruzione dell’Europa di Carlo Magno. Saggi, a cura di C. BERTELLI - G. P. BROGIOLO, Milano 2000, p. 85-103, a p. 88-89; da C. BERTELLI, Traccia allo studio delle fondazioni medievali dell'arte italiana, in Storia dell'arte italiana. Parte seconda, Dal Medioevo al Novecento. Volume primo, Dal Medioevo al Quattrocento, Torino 1983, p. 5-163, a p. 92-93; da TRONCARELLI, Vivarium, p. 30. Non concorda con l’attribuzione nonantolana, poiché mancherebbe "qualunque elemento di possibile confronto per un codice di questo tipo nel resto della produzione [di Nonatola] che continua a privilegiare nelle iniziali i modelli franco-settentrionali che formano l’unico apparato illustrativo anche dei libri liturgici superstiti", ZANICHELLI, La sapienza degli angeli, p. 28. Accennando al codice della Mazarine nella scheda dedicata allo scriptorium nonantolano nello stesso catalogo, M. BRANCHI (Nonantola, in La sapienza degli angeli, p. 101) mi attribuisce uno spostamento "verso l’area meridionale" del codice, che non ho mai proposto.
  36. MORELLI - PALMA, Indagine, p. 28; PALMA, Alle origini, p. 147, nota 23.
  37. M. PALMA, Tav. 42, in Archivio Paleografico Italiano, fasc. 74, vol. VIII, Roma 1982; L. MARTINOLI SANTINI, Scheda 7, in I luoghi della memoria scritta. Manoscritti, incunaboli, libri a stampa di Biblioteche Statali Italiane. Catalogo della mostra, a cura di G. CAVALLO, Roma 1994, p. 62; Scheda 14, in Isti sunt libri. Pagine scelte dell’antica biblioteca abbaziale di Nonatola, a cura di M. BRANCHI - A. DESCO, Modena 2003, p. 26.
  38. Scheda 27, in Isti sunt libri, p. 45.
  39. PALMA, Tav. 40, in Archivio Paleografico Italiano; Scheda 18, in Isti sunt libri, p. 30.
  40. M. Palma, Tav. 40, in Archivio Paleografico Italiano cit. ; B. Bischoff, Manoscritti Nonantolani cit., p. 105, fig. 5; L. Martinoli Santini, Scheda 6, in I luoghi della memoria scritta cit., p. 61; Scheda 12, in Isti sunt libri cit., pp. 23-24.
  41. Catalogus abbatum Nonantolanorum, in MGH, SS. Rerum Langobardicarum et Italicarum saecc. VI-IX, a cura di G. WAITZ, Hannoverae 1878, p. 573.
  42. BISCHOFF, Manoscritti Nonantolani, p. 120; BERTELLI, Codici miniati, p. 590; C. BERTELLI, La pittura medievale nell’Emilia, in La pittura in Italia. L’Altomedioevo, a cura di C. BERTELLI, Milano 1994, p. 146-155, a p. 146-147; A. von Euw, Liber viventium Fabariensis. Das Karolingische Memorialbuch von Pfäfer in seine liturgie-und Kunstgeschichtlichen Bedeutung, Bern-Stuttgart 1989, p. 87. Per la storia attributiva dei due mansocritti si rimanda a BRANCHI, Schede 43 e 44, in La sapienza degli angeli, p. 173-178, che assegna sia pure dubitativamente i codici a Verona.
  43. ZANICHELLI, La sapienza degi angeli, p. 23-25.
  44. A.L. GABRIEL, The Decorated Initials of the IXth-Xth Century Manuscripts from Bobbio in the Ambrosiana Library, Milano, in Paläographie 1981. Colloquium des Comité International de Paléographie, a cura di G. SILAGI, München 1982, p. 159-183; S. MOMARTIRE, Miniature bobbiesi. Excursus, in La pittura in Italia, p. 432-440, fig. 589. Secondo ZANICHELLI, La sapienza degli angeli, p. 45 nota 106, "la strraordinaria somiglianza può derivare da un modello comune".
  45. Bamb., ff. 53v, 55v; Maz., ff. 126v, 128v.
  46. Bamb., f. 39r; Maz., f. 111v.
  47. Bamb., f. 46r; Maz., f. 119r.
  48. Bamb., f. 41v; Maz., f. 114r.
  49. TRONCARELLI, "Con la mano del cuore", p. 41-44; TRONCARELLI, Vivarium, p. 31-33.
  50. TRONCARELLI, "Con la mano del cuore", p. 38.
  51. Inst., II, 3, 20 (ed. MYNORS, p. 130).
  52. P. COURCELLE, Histoire d’un brouillon cassiodorien, "Revue des Etudes anciennes", 44 (1942), p. 65-86.
  53. L. HOLTZ, Quelques aspects de la tradition et de la diffusion des "Institutions", in Flavio Magno Aurelio Cassiodoro. Atti della settimana di studi, a cura di S. LEANZA, Soveria Mannelli 1986, p. 281-312, stemma a p. 312.
  54. TRONCARELLI, Vivarium, p. 12.
  55. R. A. B. MYNORS, Introduction, in Cassiodori Senatoris Institutiones, p. ix-lvi, a p. xiv.
  56. MYNORS, Introduction, p. xiv.
  57. MYNORS, Introduction, p. xix; TRONCARELLI, "Con la mano del cuore", p. 22.
  58. MYNORS, Introduction, p. xx.
  59. MYNORS, Introduction, p. xx.
  60. BISCHOFF, Manoscritti Nonantolani, p. 117-118; TRONCARELLI, "Con la mano del cuore", p. 36 e nota 31.
  61. Spazi per eventuali illustrazioni risultano anche nel manoscritto di Wolfenbüttel, Weissenburg 79, del ramo sigma: si veda E. E. RAND, The New Cassidorus, "Speculum", 13 (1938), p. 433-447, a p. 453.
  62. COURCELLE, Le site, p. 259-307; COURCELLE, Nouvelles recherches, p. 520-527.
  63. Sul rapporto tra mnemotecnica e Cassiodoro si vedano TRONCARELLI, "Con la mano del cuore", p. 22-58; M. CARRUTHERS, The Book of Memory. A Study of Memory in Medieval Culture, Cambridge 1992, p. 33.
  64. Si vedano, tra gli altri, F. DELLA CORTE, La posizione di Cassiodoro nella storia dell’enciclopedia, in Flavio Magno Aurelio Cassiodoro, p. 29-48, a p. 43; HOLTZ, Quelques aspects, p. 283.
  65. TRONCARELLI, Vivarium, p. 267.
  66. Si vedano i tentativi compiuti in questa direzione da TRONCARELLI, "Con la mano del cuore", p. 22-58.
  67. J.J. O’DONNELL, St. Augustine to NREN: the tree of knowledge and how it grows (paper delivered to the 1993 meeting of the North American Serials Interest Group in Chicago), reperibile al sito Internet http://ccat.sas.upenn.edu/newjod/html/nasing.html; pubblicato anche in If We Build It: Scholarly Communications and Networking Technologies, New York 1993, p. 21-41.
  68. Inst., I, Praef., 6.
  69. Bamb., f. 45v; Maz., f. 118r.
  70. Bamb., f. 38v; Maz., f. 111r.
  71. Bamb., f. 47v; Maz., f. 120r.
  72. Bamb., f. 48r; Maz., f. 121r.
  73. Bamb., f. 50r; Maz, f. 123r.
  74. L. II, 2, 9: San Gallo 855, f. 216r, Aug. CCXLI, f. 9r, Harley 2637, f. 11r; l. II, 3, 12: San Gallo 855, f. 246r, Aug. CCXLI, f. 18r, Harley 2637, f. 21r; l. II, 3, 15: San Gallo 855, f. 260r, Aug. CCXLI, f. 22r, Harley 2637, f. 25v; l. II, 3, 14: San Gallo 855, f. 250r, Aug. CCXLI, f. 19r, Harley 2637, f. 22v.
  75. Aug. CCXLI, f. 6r, Harley 2637, f. 8r.
  76. San Gallo, f. 285r, Aug. f. 29v, Harley f. 33v
  77. TRONCARELLI, Vivarium, p. 30-33.
  78. L. MARTINOLI SANTINI, Scheda 4, in I luoghi della memoria, p. 59-60; Scheda 2, in Isti sunt libri, p. 12.

Tab. I

Inst. lib. II

Titulus

Bamb.

Maz.

rami e celle

figura generatrice

1, 2 [De grammatica] Donatus igitur in secunda parte ita disceptat 37r 109v 10 calice fiorito
2, 2 [De rethorica] Partes igitur rethorica sunt V 38v 110v 5 arco includente una croce ansata
2, 3 [De rethorica]Genera causarum rethoricae sunt tria principalia 38v 111r 9 Bamb.: rettangolo campato con acroteri ornitomorfi
Maz.: due uccelli simmetrici e opposti
2, 4 [De rethorica] Status causarum aut rationales sunt aut legales 39r 111v 21 aquila (trabeata in Bamb.)
2, 7 [De rethorica] Omnis controversia, sicut ait Cicero 40r 112v 3 colomba con ramoscello di ulivo nel becco
2, 8 [De rethorica] Genera causarum sunt quinque 40v 113r 5 giglio
2, 9 [De rethorica] Partes orationis rethoricae sunt VI 40v 113r 6 Bamb.: croce inclusa in un cerchio
Maz.: calice con due foglie acantacee
2, 11 [De rethorica] Rethorica argumentatio ita tractatur 41v 114r 15 busto di Donato (identificato in Bamb. dall’iscrizione: DOMNUS DONATUS EXIMIUS GRAMMATICUS)
3, 4 [De dialectica] Philosophia dividitur 43v 116v 12 calice di Donato (identificato in Bamb. dall’iscrizione: CALIX DOMINI DONATI GRAMATICI)
3, 8 [De dialectica] Isagoges Porphyrii tractat de partibus quinque 44v 117v 5 agnello (identificato in Bamb. dall’iscrizione: AGNUS)
3, 9 [De dialectica] Organa vel instrumenta categoriarum sive praedicamentorum sunt tres 45r 118r 3 uccello in picchiata
3, 10 [De dialectica] Aristotelis categoriae vel praedicamenta sunt decem 45v 118r 10 colonna
3, 11 [De dialectica] In perihermenias vero id est de interpretatione supradictus philosophus de his tractat 46r 119r 7 calice fiorito
3, 12 [De dialectica] Formulae categoricorum id est praedicativorum syllogismorum sunt III 46v 119v 3 leone
3, 12 [De dialectica] Modi formulae primi sunt VIIII 47r 119v 9 vitello
3, 12 [De dialectica] Modi formulae secundae quattuor 47r 120r 4 cerbiatto
3, 12 [De dialectica] Modi formulae tertiae VI 47v 120r 6 Bamb.: tronco di colonna strigilato da cui sgorgano due tralci
Maz.: tralcio a cornucopie e foglie pentalobate
3, 13 [De dialectica] Modi syllogismorum hypotheticorum qui fiunt cum aliqua coniunctione sunt VII 47v 120v 7 cespo di acanto
3, 14 [De dialectica] Divisio definitionum 48r 121r 15 Bamb.: cespo di acanto
Maz.: volpe
3, 15 [De dialectica] Divisio topicorum sive locorum ex quibus argumenta ducuntur 50r 123r 3 Bamb.: personificazione alata della Grammatica
Maz.: cavallo passante
3, 15 [De dialectica] Argumenta quae de eo ipso de quo agitur haerent 50v 123r 3 Bamb.: uccello
Maz.: cicogna
3, 15 [De dialectica] Affecta argumenta sunt quae quodammodo ex rebus aliis tracta noscuntur 50v 123v 13 cane
3, 15 [De dialectica] Argumenta ducuntur extrinsecus quae Graeci atechnos, id est artis expertes, vocant, ut est testimonium. testimonium vero constat 51v 124v 13 cervo
3, 21 [De dialectica] Divisio mathematicae 53r     Solo in Bamb. il disegno aggiuntivo di due agnelli simmetrici e affrontati , con le teste opposte, precede lo schema della divisione della matematica
3, 21 [De dialectica] Divisio mathematicae 53v 126v 4 pardo
4, 3 [De arithmetica] Numerus autem dividitur 54v 127v 8 lepre
4, 4 [De arithmetica] Altera divisio de paribus et imparibus 55r   5 Solo in Bamb. la seconda divisione dei numeri pari e dispari è portata da una lupa passante con sciarpa intorno al collo e mammelle evidenziate
4, 5 [De arithmetica] Tertia divisio totius numeri. Omnis numerus 55v 128v 16 Bamb.: pernice
Maz.: gru
4, 6 [De arithmetica] Sequitur quarta divisio totius numeri 57r 130r 5 pesce
5, 5 [De musica] Musicae partes sunt III 59v 132v 3 un monaco batte il tempo affiancato da un labrum
5, 6 [De musica] Instrumentorum musicorum genera sunt III 59v 132v 3 trota
5, 7 [De musica] Symphoniae autem sunt Vi 60r 133r 6 leone
5, 8 [De musica] Toni vero sunt XV 60v 133v 15 pianta a lungo stelo
6, 2 [De geometria] Geomteria dividitur 63r 136v 4 gabbiano
7, 1 [De astronomia] [Divisio astronomiae] 64r 137v 16 stella a sei punte iscritta in un cerchio

In grigio: soluzioni iconografiche uguali o leggermente diverse
In bianco: soluzioni iconografiche diverse
In nero: figure presenti solo in Bamb.

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