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Il presente lavoro è stato pubblicato negli
atti della 2002 Informing Science + IT Education Conference
tenuta a Cork (Irlanda) nei giorni 19-21 giugno 2002, è
incompleto in quanto non include le figure presenti
nell'originale ed è soggetto ai limiti imposti dai diritti
d'autore riportati di seguito.
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Verso il progetto di un catalogo
aperto di manoscritti
Abstract
Dopo un'introduzione ed una breve
descrizione dei metodi di ricerca usualmente adottati nelle
discipline scientifiche ed in maniera particolare in paleografia
vengono proposte alcune ipotesi sull'influenza delle nuove
tecnologie sull'apprendimento ed alcuni esempi dell'utilizzo
delle tecnologie Web nella catalogazione dei manoscritti. Sono
quindi illustrate le ragioni del progetto di un sistema
informativo che adotti le tecnologie Web per la catalogazione dei
manoscritti e viene presentata la definizione del significato di catalogo
aperto che è strettamente connesso a tale sistema
informativo. Il progetto viene quindi applicato ad un esempio
concreto per mostrare una delle possibili vie in cui il sistema
informativo potrebbe essere utilizzato dalla comunità dei
paleografi e, più in generale, dalla comunità scientifica. Il
lavoro termina con la proposta a lungo termine di un'ipotesi di
pubblicazioni a stampa dei materiali contenuti all'interno della
base dati del catalogo aperto.
Parole chiave: manoscritto,
paleografia, catalogo, Web, base dati, sistema informativo.
Introduzione
Se si guarda alla diffusione che Internet
ha avuto in tutto il mondo, la nascita di DARPAnet nel 1969,
quando soltanto quattro nodi erano collegati da una rete
sperimentale, sembra ancora più lontana nel tempo di quanto essa
realmente sia. E' anche ben noto che Internet ha guadagnato un
posto rilevante tra i mezzi di comunicazione e che il suo
utilizzo ha cambiato il modo in cui la conoscenza viene
acquisita, costruita e condivisa. Ciò nonostante va notato che
non in tutte le discipline e non allo stesso modo all'interno di
ogni disciplina Internet ed i suoi servizi hanno avuto la
medesima influenza.
In paleografia, ad esempio, sono state
realizzate molte esperienze che si basano sull'utilizzo della
Rete anche se, secondo gli autori, un impulso ulteriore
all'utilizzo dei suoi servizi potrebbe venire dall'adozione di
sistemi informativi progettati in maniera specifica per risolvere
particolari problemi. Questa proposta ha le sue origini
nell'ipotesi di revisione dello statuto scientifico della
paleografia, nei collegamenti esistenti tra questa ed altre
discipline e nella definizione di un nuovo ruolo per
l'utilizzatore/fruitore dell'informazione indotto dalla
disciplina stessa.
Prima di formulare le proposte per una
revisione dello statuto della disciplina gli autori forniscono
una breve descrizione dei tratti principali della paleografia
odierna, della sua storia e delle modalità con le quali Internet
ha modificato la creazione di nuove conoscenze.
C'è la necessità di una revisione dello
statuto scientifico della paleografia?
E' ben noto che lo statuto scientifico
della paleografia, alla stessa stregua di quello delle altre
discipline scientifiche, si basa su ben determinati principi
teorici, alcuni dei quali sono: un ben definito campo di
indagine, un linguaggio specifico, uno o più metodi di
investigazione e di acquisizione di conoscenza, uno scopo sociale
ed una logica ermeneutica. La revisione dello statuto scientifico
della paleografia o l'analisi critica delle basi scientifiche
della disciplina sono sicuramente al di là degli scopi del
presente lavoro il cui obiettivo principale è analizzare le
implicazioni dell'introduzione delle tecnologie Web sulla
costruzione di nuove conoscenze all'interno della disciplina e
studiare le conseguenze che l'utilizzo di nuovi strumenti può
avere sul modo in cui si può creare nuova conoscenza
scientifica.
Il punto di partenza per le considerazioni
che gli autori intendono proporre sono i canali utilizzati dagli
studiosi per costruire nuova conoscenza. E' ben noto infatti che
i metodi usati nell'analisi dei manoscritti possono essere i più
variegati anche se li si può far rientrare tra le seguenti
categorie fondamentali: metodi qualitativi o quantitativi e
globali o analitici. Un esempio di metodo qualitativo è quello
comparativo, per mezzo del quale manoscritti di differenti età o
provenienti da località diverse vengono analizzati in maniera
globale mentre sono tenuti in secondo piano alcuni loro aspetti
specifici. D'altro canto metodi quantitativi, del tipo di quelli
utilizzati dalla fisica, dalla chimica o da quelle discipline che
fondano su una rappresentazione matematica della realtà,
appaiono molto importanti nell'analisi di ogni singolo
manoscritto; per di più tecniche di analisi statistica si sono
dimostrate essenziali per l'individuazione di elementi utili alla
comparazione di differenti manoscritti. L'utilizzo dei metodi di
queste discipline rende più facile l'individuazione delle
caratteristiche specifiche di un manoscritto o di gruppi di essi
e pongono le basi per la loro classificazione; in pratica
l'analisi chimica dell'inchiostro utilizzato può essere
utilizzata per individuare elementi specifici di un determinato
periodo storico, l'analisi non distruttiva della pergamena può
aiutare a determinare i processi chimico-fisici cui essa è stata
sottoposta, la misura dello spessore della pergamena usata in
diversi manoscritti può facilitare la loro datazione e così
via.
Insieme ai metodi di conoscenza utilizzati
dai ricercatori è importante ricordare qui anche due
caratteristiche specifiche del loro lavoro. La prima di esse è
collegata al modo in cui i manoscritti devono essere analizzati;
ogni ricercatore deve infatti studiarli personalmente recandosi
in archivi e biblioteche e può confrontare le idee che emergono
dall'analisi dei dati raccolti con quelle proposte da eventuali
altri studiosi soltanto in un secondo momento. La seconda
caratteristica è strettamente collegata alla tipologia del
materiale adottato dagli studiosi per condividere i risultati del
loro lavoro con la comunità scientifica; il catalogo che si può
pubblicare al termine di un'analisi del tipo descritto è infatti
materiale cartaceo che acquisisce la sua forma definitiva ed il
suo pieno valore scientifico soltanto dopo che sia stato
pubblicato.
In questi ultimi anni la diffusione delle
tecniche di comunicazione basate sull'utilizzo dei computer
collegati in rete ed in maniera particolare di Internet ha
prodotto effetti rilevanti sulla condivisione di conoscenze ed
informazioni anche all'interno della comunità degli studiosi
coinvolti nell'analisi di manoscritti. Innanzitutto il Web è
stato utilizzato per proporre la riproduzione delle pagine dei
manoscritti ma non sono mancate esperienze concernenti periodici,
bibliografie e basi dati esclusivamente on line [2].
E' importante ricordare qui i risultati di
alcuni recenti studi concernenti l'influenza che Internet ha
avuto su conoscenza ed apprendimento.
Innanzitutto Rheingold [9] ha proposto il
concetto di comunità virtuale per denotare un insieme di
individui che utilizza la Rete in maniera sistematica sia per la
comunicazione interpersonale che per la condivisione di
conoscenza. Più recentemente Veltman [10] ha affermato che
l'eccesso nell'utilizzo delle nuove tecnologie può indurre nelle
persone la perdita del senso della distinzione tra realtà ed
illusione oltre che indurre atteggiamenti passivi. Egli asserisce
anche che Internet può dar luogo a grandi opportunità per lo
sviluppo di nuove conoscenze perché on line si può cooperare in
maniera sistematica e si può accedere a innumerevoli risorse.
Altre proposte concernenti gli effetti della
Rete sull'apprendimento umano vengono da Lévy [5] che propone il
termine intelligenza collettiva per descrivere
l'incremento della velocità nella comunicazione interpersonale e
la quantità di informazioni cui la Rete consente di accedere.
Egli propone anche il termine intelligenza connettiva per
il naturale collegamento tra documenti, punti di vista e
conoscenze anche molto diversi tra loro che Internet realizza.
Per finire Calvani [1] asserisce che l'uso
della Rete introduce un profondo cambiamento nel significato di
conoscenza scientifica. Essa non va più vista come un continuum
avente per obiettivo principale la limitazione dell'ignoranza
(sulla base del principio illuminista di progresso) in quanto ha
ora caratteristiche multiprospettiche e limiti indistinti e non
ben definiti. In sostanza la conoscenza non è più lineare,
sequenziale, chiusa e gerarchica in quanto risulta essere anche
ipertestuale e multimediale. Calvani asserisce anche che i
modelli classici di razionalità basati sull'utilizzo di principi
analitico-deduttivi devono essere rivisti alla luce di quanto
proposto dai modelli dialogico-ermeneutici.
E' opinione degli autori che i risultati dei
precedenti studi rappresentano una grande opportunità per la
revisione dei metodi di indagine e dei processi che portano alla
costruzione di nuova conoscenza per tutte le discipline
scientifiche ed in particolare per la paleografia e per lo studio
dei manoscritti.
Gli autori ritengono anche che il processo
che conduce ai cambiamenti epistemologici appena descritti non
sia automatico e risieda nell'uso che degli strumenti di
comunicazione di Internet si potrà fare. Questo buon utilizzo
delle tecnologie può essere aiutato dalla creazione di
particolari strumenti basati sui servizi della Rete che devono
però essere specifici per ciascuna comunità scientifica (nel
caso particolare del campo di studi che vede coinvolti gli autori
deve preservare le caratteristiche di studio personale dei
manoscritti ma deve introdurre strumenti ed opportunità di
lavoro collaborativo). Particolare attenzione deve anche essere
data agli "effetti sociali" della CMC (Comunicazione
mediata dal computer): come indica L. Paccagnella nel suo lavoro
[8], infatti, un uso ingenuo di Internet può avere effetti
perversi sulle comunità virtuali e può determinare il loro
collasso. Una buona dimostrazione dei danni causati da alcuni
servizi di Internet sulla sopravvivenza di alcune comunità
virtuali è data da flames e spamming (entrambi i fenomeni sono
legati ad un uso eccessivo e distorto dell'e-mail); altri esempi
di possibili elementi di turbamento per tali comunità si può
trovare nelle Chat aperte a tutti, nelle quali si possono usare
diminutivi per mascherare la propria identità e si può asserire
ciò che si vuole senza che venga effettuato alcun controllo.
Le precedenti considerazioni hanno condotto
gli autori alla formulazione di un sistema informativo che viene
descritto nelle sezioni seguenti e li hanno convinti
dell'importanza di trovare elementi comuni a Paleografia e
Scienze dell'informazione, nell'accezione che di questo termine
viene proposta da Cohen [4]: "i campi che fanno parte della
disciplina che chiamiamo Informing Science forniscono alla loro
utenza informazioni che per la forma in cui sono prodotte, il
loro formato ed il modo in cui sono presentate massimizzano
l'efficacia del messaggio associato" e "l'ambito delle
Scienze dell'informazione ha tre componenti: l'ambiente di
informazione, il sistema di distribuzione ed il sistema di
espletamento del processo".
Se le proposte degli autori creeranno le
premesse per un cambiamento nello statuto scientifico della
paleografia è troppo presto per dirlo in quanto sarà soltanto
l'accordo unanime della comunità scientifica nei confronti di
queste proposte a garantire la loro accettazione ed il loro
ingresso tra i metodi della disciplina.
Cataloghi di manoscritti e la proposta di un
catalogo aperto
La storia della catalogazione dei
manoscritti inizia fra XVII e XVIII secolo, quando alcuni
studiosi (Peter Lambeck a Vienna, Bernard de Montfaucon a Parigi)
approntarono i primi cataloghi a stampa di collezioni
manoscritte. Il loro esempio è stato seguito negli ultimi due
secoli da centinaia di catalogatori, che hanno descritto migliaia
di codici in lingue antiche e moderne, conservati in molte grandi
e piccole biblioteche sparse per lEuropa e il resto del
mondo occidentale. Un enorme numero di manoscritti è tuttavia
ancora oggi non catalogato, se non del tutto ignoto. Il
principale problema con gli antichi manoscritti è lenorme
difficoltà di localizzarli, perché semplicemente spesso non si
sa che sono conservati in un determinato posto. Il caso dei
codici è infatti diverso da quello dei testi, per i quali le
bibliografie e le risorse di rete rendono relativamente facile
trovare un libro a stampa, o almeno una descrizione bibliografica
del suo contenuto (diverse copie dello stesso libro sono
conservate in molte biblioteche: così si può sapere dove si
trova il libro che si cerca, qual è la sua collocazione e a
quali condizioni lo si può prendere in prestito).
Un codice è un esemplare unico: non ne
esistono doppioni. Anche quando il testo è lo stesso, come nel
caso di un modello e della sua copia, i due manoscritti sono
diversi per la scrittura, laspetto esterno e perfino il
testo, perché un apografo presenta sempre alcune differenze
rispetto al suo antigrafo. Di qui sorge la necessità di
unaccurata descrizione delle caratteristiche esterne e
interne di ogni singolo esemplare, perché lo si possa
identificare e definire oltre la semplice segnatura, che
corrisponde a ciò che significa il nome per ogni essere umano.
Non vi è limite allaccuratezza di una
descrizione. Per quanto riguarda il testo, si può dare un elenco
completo degli autori e dei testi presenti nel codice (con il
riferimento alle edizioni a stampa o ad altri lavori, se si
tratta di inediti); per laspetto esterno, la natura del
supporto (ad esempio, pergamena o carta) e il numero dei fogli
costituiscono il livello informativo minimo, ma le dimensioni, la
fascicolazione e la legatura appaiono indispensabili per dare una
concreta idea del codice. Il catalogatore potrebbe inoltre
rivendicare la necessità di definire la scrittura e la
decorazione, in particolare se non è prevista la pubblicazione
di riproduzioni. Anche la bibliografia può essere ridotta alle
opere principali che hanno trattato di un determinato esemplare,
oppure può registrare ogni citazione di un prezioso codice.
Redigere un catalogo di manoscritti è
quindi un compito difficile, che richiede una profonda competenza
in molti campi, dalla filologia alla storia, dalla storia
dellarte alla paleografia, dalla letteratura alla storia
delle biblioteche. Un catalogo di manoscritti medievali (o
moderni) può essere definito come il prodotto del lavoro
scientifico di specialisti che impiegano unenorme quantità
di tempo e fatica per descrivere alcune decine o centinaia di
questi particolari oggetti che si trovano nascosti negli scaffali
delle biblioteche, normalmente accessibili ai pochi fortunati
studiosi ammessi al loro studio diretto.
Si può quindi facilmente comprendere come
negli ultimi decenni molti bibliotecari e ricercatori abbiano
preferito scrivere libri sulla teoria della descrizione piuttosto
che preparare cataloghi di manoscritti. E spesso le loro teorie
sono divenute le norme che le biblioteche o gli enti di ricerca
hanno ritenuto indispensabili perché i cataloghi fossero
stampati con fondi pubblici.
Gli autori ritengono che sia arrivato il
momento di un radicale cambiamento nella pubblicazione dei
cataloghi. Con laiuto della rete, come già detto, è
possibile infatti fornire agli studiosi nuovi e più potenti
strumenti per migliorare il loro lavoro e creare un catalogo
aperto, cioè un catalogo in continua evoluzione grazie
allapporto costante di nuove informazioni.
Il sistema informativo
Il progetto del sistema informativo da
utilizzare per il catalogo aperto deve tenere in debito
conto il mezzo di comunicazione su cui esso si basa. Internet ed
il Web in particolare sono apparsi, quasi immediatamente, la
migliore soluzione per la creazione di una comunità on line
all'interno della quale le persone potessero incontrarsi o
condividere idee e risultati di ricerche; lo stesso sistema è
sembrato abbastanza affidabile sia sul lato server che sul lato
client per la pubblicazione dei dati concernenti i manoscritti ed
il loro continuo aggiornamento. Nel primo caso l'affidabilità
risiede sulle caratteristiche tecniche del server (la sua
tolleranza ai guasti, le sue procedure di backup ecc.) e sulla
stabilità della Rete (al giorno d'oggi accade solo raramente che
dei guasti possano impedire l'accesso ai servizi della rete per
più di qualche minuto o addirittura qualche ora); nel secondo
caso si attribuisce stabilità alle caratteristiche dei client
che, in generale, garantiscono un facile e veloce accesso ai
servizi di Internet. In tutti i casi il diritto di proprietà e
la tutela delle informazioni messe in Rete sono apparsi
ragionevolmente garantiti. Un server Web interfacciato con una
base dati in grado di contenere le informazioni relative ai
manoscritti, le annotazioni ed i messaggi che i ricercatori
raccoglievano e volevano scambiarsi è apparso in grado di
assolvere al compito di realizzare il sistema informativo
corrispondente al catalogo aperto; sul lato client,
d'altro canto, ogni utente deve possedere soltanto l'hardware ed
il software per collegarsi ad Internet.
Nel progettare il sistema informativo gli
autori hanno anche ritenuto di dover procedere a tener distinti i
seguenti ambienti: uno in cui ricercatori e studiosi avessero
libertà di accesso ai materiali da pubblicare ed un altro nel
quale chiunque potesse accedere alle informazioni disponibili,
sia in maniera occasionale che sistematica (senza per questo
essere autorizzati a creare nuove informazioni o modificare
quelle preesistenti).
La separazione appena descritta ha influito
sulle modalità di accesso al sistema da parte degli utenti ed ha
condotto a tre diverse tipologie di autorizzazione:
- livello di amministratore del sistema (coincidente con
l'amministratore scientifico delle informazioni); nel
quale soltanto la persona con la responsabilità
scientifica del catalogo può abilitare ricercatori e
studiosi ad entrare nel sistema e dare loro i diritti di
accesso per la gestione dei materiali da pubblicare. A
questo livello è possibile anche gestire tutti i dati
prodotti da chicchessia
- livello degli studiosi e dei ricercatori; nel quale il
personale autorizzato può inserire, modificare,
cancellare e visualizzare i materiali da pubblicare
(descrizioni di manoscritti, note, immagini ecc.), almeno
fino a quando essi non decidono che tali materiali hanno
raggiunto una struttura definitiva e possano pertanto
essere resi pubblici
- livello utente generico, nel quale si possono ottenere
esclusivamente risposte ad interrogazioni (quali, ad
esempio, descrizioni ed immagini concernenti manoscritti,
annotazioni, testi ecc.)
E' quasi superfluo osservare che i primi
due tipi di utenti sono soggetti a ben definite procedure di
autenticazione per poter accedere al sistema (e necessitano
pertanto di un codice identificativo unico e di una password).
Coloro che sono interessati ad accedere al
sistema per pubblicare informazioni devono innanzitutto inviare
un modulo (accessibile dalla home page del sito)
all'amministratore del sistema compilando uno specifico FORM
contenente dei campi non eliminabili (in pratica coloro che non
provvedessero a fornire dati come cognome, nome,
attività/professione, istituzione/società di appartenenza,
e-mail, telefono e password voluta non sarebbero autorizzati ad
accedere al sistema).
L'amministratore del sistema, sulla scorta
dei dati inviati da colui che vuole essere autorizzato ad
accedere al sistema, individua un codice identificativo e lo
trasmette al richiedente (dal momento in cui questi viene
autorizzato ad accedere al sistema ogni sua operazione viene
memorizzata nella base dati ed identificata mediante il codice
assegnato).
L'elenco che segue riporta le operazioni che le persone
autorizzate possono compiere:
- immettere dati concernenti i manoscritti,
- immettere osservazioni e annotazioni sui manoscritti già
presenti nella base dati,
- modificare, cancellare e visualizzare tutti i dati
immessi fintanto che non si sia persuasi che tali dati
abbiano assunto un aspetto definitivo
- entrare in una bacheca elettronica a diversi livelli di
accesso per lasciare messaggi.
L'amministratore del sistema può aprire
specifiche aree di discussione o collocare tutti i materiali
meritevoli di un'analisi più approfondita all'interno di un'area
specifica accessibile al solo personale autorizzato, affinché si
possa determinare la destinazione di detto materiale anche con il
contributo della discussione aperta all'interno della comunità.
Solo alcune parole meritano di essere dette sulle soluzioni
hardware e software che gli autori hanno adottato per la
realizzazione del sistema informativo. Per quanto riguarda
l'hardware si è pensato di ricorrere ad un buon PC con due
processori Pentium III, 128 Mb di Ram ed un HD da 10 Gb. Come
software di sistema si è pensato di utilizzare software aperto
ed in particolare Linux, come server Web il pacchetto Apache,
come RDBMS Postgres-SQL e come linguaggio di interfaccia PHP-3/4.
Le soluzioni prospettate non precludono
ovviamente la strada a soluzioni particolari come pacchetti
aperti XML quale può essere Cocoon (facente parte del progetto
Apache) o come il server JSP Tomcat (incluso nel progetto Jakarta
del progetto Apache) che potranno essere analizzati ed adottati
per la presentazione di manoscritti qualora il progetto si
concretizzasse.
Un caso concreto: I manoscritti della
Biblioteca Malatestiana
Un recente rapporto del gruppo di lavoro
Recupero della letteratura scientifica e sistemi
informativi [7], responsabile della catalogazione dei
manoscritti in Germania per la Deutsche Forschungsgemeinschaft
(lente pubblico per la ricerca), afferma chiaramente
linutilità della pubblicazione di cataloghi
chiusi, cioè in forma di libri a stampa o CD-ROM.
Dopo aver promosso più di 200 cataloghi a stampa in tutta la
Germania negli ultimi 40 anni, il gruppo di lavoro si è convinto
che la rete è il principale strumento per presentare e
diffondere i risultati della ricerca. Linformazione sui
manoscritti deve quindi essere aperta alla collaborazione e
allintegrazione. Siamo convinti che un cambiamento così
radicale meriti unattenta valutazione della possibilità di
essere introdotto anche in paesi nei quali simili criteri
organizzativi risultano estranei alla tradizionale politica
culturale.
Un buon esempio in Italia può essere
offerto dalla storica biblioteca di Cesena, concepita nel 1452 da
Malatesta Novello per la pubblica utilità e tuttora amministrata
dal Comune. Vi si conservano oltre 300 manoscritti medievali di
estremo interesse, un importante nucleo dei quali fu
commissionato dallo stesso fondatore. Essi sono stati descritti
in diversi cataloghi e studi specifici, ma mai in forma organica
e coerente [6]. Il procedimento normale in un caso del genere
prevederebbe un catalogo generale della raccolta o almeno la
descrizione dei manoscritti che ne sono privi. La nostra
proposta, totalmente diversa, si fonda sulla pubblicazione in
rete di tutti i materiali utili disponibili, a prescindere dal
fatto che siano stati o stiano per essere pubblicati a stampa.
Questo tipo di catalogo aperto dovrebbe
essere composto da cinque sezioni. Nella prima gli utenti
dovrebbero trovare tutte le informazioni generali,
allinizio quelle già pubblicate ed in seguito
eventualmente anche quelle nuove, sulle raccolte della
biblioteca. Nella seconda è prevista la bibliografia di ogni
manoscritto, costantemente aggiornata. Nella terza si
troverebbero le descrizioni dei codici, tratte da cataloghi
esistenti o, se mancanti, progressivamente approntate. Riteniamo
che la presenza di diversi criteri di descrizione sia un modesto
prezzo da pagare rispetto al fatto che si renderebbero
disponibili in rete informazioni su centinaia di esemplari. Nella
quarta sezione dovrebbero trovar posto le riproduzioni, il numero
e la qualità delle quali dipendono dai mezzi a disposizione.
Lultima sezione gioca un ruolo fondamentale
allinterno del progetto, in quanto ospiterebbe articoli,
opinioni e richieste da parte degli utenti. Tutti gli interessati
ai manoscritti della biblioteca troverebbero qui spazio per
interventi e dibattiti, contando anche sulla possibilità di
pubblicarvi i loro contributi.
Si noti che laccesso alle sezioni
segue i principi di cui si è trattato in precedenza: le prime
quattro sarebbero a disposizione dellutenza generale,
mentre lultima sarebbe riservata agli studiosi.
La cura quotidiana di un simile progetto
spetterebbe al personale scientifico, nel caso specifico
bibliotecari o conservatori di manoscritti, che dovrebbero
amministrare attivamente il sito, promuovendo la ricerca sui
propri codici e mettendo in contatto gli specialisti ad essi
interessati.
E la stampa?
Il nostro progetto non esclude affatto la
pubblicazione a stampa, sotto forma di monografie o articoli, dei
risultati delle ricerche: siamo convinti che rete e stampa
possano convivere ottimamente. Un catalogo a stampa vale per
sempre, nel senso letterale dellespressione, perché rimane
immutabile nei secoli. Un catalogo aperto è obbligato a
cambiare, dato che è stato concepito per non essere mai uguale a
se stesso. Se però una biblioteca si accorge di non poterlo
mantenere attivo, allora vale la pena di provvedere alla
pubblicazione a stampa, anche in poche copie, anche a richiesta,
come la tecnologia tipografica consente a costi limitati già
oggi e prevedibilmente ancor più in futuro.
Bibliografia
- Calvani A., Comunicazione e
apprendimento in Internet, Erickson, Trento, 1999.
- Cartelli A., Miglio L., Palma M., New
Technologies and New Paradigms in Historical Research, in
Informing Science, Vol 4, 2, (2001), pp. 61-66,
raggiungibile su Web come http://www.inform.nu/Articles/Vol4/v4n2p061-066.pdf.
- CDF - Committee of the Deutsche
Forschungsgemeinschaft. Neue Konzepte der
Handschriftenerschliessung. Informationsysteme zur
Erforschung des Mittelalters und der Frühen Neuzeit,
(2001), raggiungibile su Web come http://www.dfg.de/foerder/biblio/download/handschriften.pdf.
- Cohen E., Reconceptualizing Information
Systems as a Field of The Transdiscipline Informing
Science: From Ugly Ducking to Swan, Journal of
Computing and Information Technology. 7 (3), (1999),
pp. 213-219.
- Lévy P., L'intelligenza collettiva.
Per un'antropologia del Cyberspazio, Feltrinelli,
Milano, 1996.
- Manfron A., La biblioteca di un medico
del Quattrocento. I codici di Giovanni di Marco da Rimini
nella Biblioteca Malatestiana, Allemandi, Torino,
1998.
- Overgaauw E. A., Neue Konzepte der
Hanschriftenerschliessung in Deutschland, in Gazette
du livre médiéval, 38, (2001), pp. 49-54.
- Paccagnella L., La comunicazione al
computer, il Mulino, Bologna, 2000.
- Rheingold H., Comunità virtuali.
Parlare, incontrarsi, vivere nel ciberspazio,
Springer & Kupfer, Milan, 1994.
- Veltman K., New Media and Transformations
in Knowledge, in Heinz Nixdorf Museums Forum,
Paderborn, (1999), raggiungibile su Web come http://www.sumscorp.com/articles/art52.htm
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