Antonio Cartelli - Marco Palma

Il presente lavoro è stato pubblicato negli atti della 2002 Informing Science + IT Education Conference tenuta a Cork (Irlanda) nei giorni 19-21 giugno 2002, è incompleto in quanto non include le figure presenti nell'originale ed è soggetto ai limiti imposti dai diritti d'autore riportati di seguito.

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Verso il progetto di un catalogo aperto di manoscritti

Antonio Cartelli
Università degli Studi di Cassino
cartan@officine.it

Marco Palma
Università degli Studi di Cassino
mpalma@unicas.it

Abstract

      Dopo un'introduzione ed una breve descrizione dei metodi di ricerca usualmente adottati nelle discipline scientifiche ed in maniera particolare in paleografia vengono proposte alcune ipotesi sull'influenza delle nuove tecnologie sull'apprendimento ed alcuni esempi dell'utilizzo delle tecnologie Web nella catalogazione dei manoscritti. Sono quindi illustrate le ragioni del progetto di un sistema informativo che adotti le tecnologie Web per la catalogazione dei manoscritti e viene presentata la definizione del significato di catalogo aperto che è strettamente connesso a tale sistema informativo. Il progetto viene quindi applicato ad un esempio concreto per mostrare una delle possibili vie in cui il sistema informativo potrebbe essere utilizzato dalla comunità dei paleografi e, più in generale, dalla comunità scientifica. Il lavoro termina con la proposta a lungo termine di un'ipotesi di pubblicazioni a stampa dei materiali contenuti all'interno della base dati del catalogo aperto.

      Parole chiave: manoscritto, paleografia, catalogo, Web, base dati, sistema informativo.

 

Introduzione

      Se si guarda alla diffusione che Internet ha avuto in tutto il mondo, la nascita di DARPAnet nel 1969, quando soltanto quattro nodi erano collegati da una rete sperimentale, sembra ancora più lontana nel tempo di quanto essa realmente sia. E' anche ben noto che Internet ha guadagnato un posto rilevante tra i mezzi di comunicazione e che il suo utilizzo ha cambiato il modo in cui la conoscenza viene acquisita, costruita e condivisa. Ciò nonostante va notato che non in tutte le discipline e non allo stesso modo all'interno di ogni disciplina Internet ed i suoi servizi hanno avuto la medesima influenza.
      In paleografia, ad esempio, sono state realizzate molte esperienze che si basano sull'utilizzo della Rete anche se, secondo gli autori, un impulso ulteriore all'utilizzo dei suoi servizi potrebbe venire dall'adozione di sistemi informativi progettati in maniera specifica per risolvere particolari problemi. Questa proposta ha le sue origini nell'ipotesi di revisione dello statuto scientifico della paleografia, nei collegamenti esistenti tra questa ed altre discipline e nella definizione di un nuovo ruolo per l'utilizzatore/fruitore dell'informazione indotto dalla disciplina stessa.
      Prima di formulare le proposte per una revisione dello statuto della disciplina gli autori forniscono una breve descrizione dei tratti principali della paleografia odierna, della sua storia e delle modalità con le quali Internet ha modificato la creazione di nuove conoscenze.

C'è la necessità di una revisione dello statuto scientifico della paleografia?

      E' ben noto che lo statuto scientifico della paleografia, alla stessa stregua di quello delle altre discipline scientifiche, si basa su ben determinati principi teorici, alcuni dei quali sono: un ben definito campo di indagine, un linguaggio specifico, uno o più metodi di investigazione e di acquisizione di conoscenza, uno scopo sociale ed una logica ermeneutica. La revisione dello statuto scientifico della paleografia o l'analisi critica delle basi scientifiche della disciplina sono sicuramente al di là degli scopi del presente lavoro il cui obiettivo principale è analizzare le implicazioni dell'introduzione delle tecnologie Web sulla costruzione di nuove conoscenze all'interno della disciplina e studiare le conseguenze che l'utilizzo di nuovi strumenti può avere sul modo in cui si può creare nuova conoscenza scientifica.
      Il punto di partenza per le considerazioni che gli autori intendono proporre sono i canali utilizzati dagli studiosi per costruire nuova conoscenza. E' ben noto infatti che i metodi usati nell'analisi dei manoscritti possono essere i più variegati anche se li si può far rientrare tra le seguenti categorie fondamentali: metodi qualitativi o quantitativi e globali o analitici. Un esempio di metodo qualitativo è quello comparativo, per mezzo del quale manoscritti di differenti età o provenienti da località diverse vengono analizzati in maniera globale mentre sono tenuti in secondo piano alcuni loro aspetti specifici. D'altro canto metodi quantitativi, del tipo di quelli utilizzati dalla fisica, dalla chimica o da quelle discipline che fondano su una rappresentazione matematica della realtà, appaiono molto importanti nell'analisi di ogni singolo manoscritto; per di più tecniche di analisi statistica si sono dimostrate essenziali per l'individuazione di elementi utili alla comparazione di differenti manoscritti. L'utilizzo dei metodi di queste discipline rende più facile l'individuazione delle caratteristiche specifiche di un manoscritto o di gruppi di essi e pongono le basi per la loro classificazione; in pratica l'analisi chimica dell'inchiostro utilizzato può essere utilizzata per individuare elementi specifici di un determinato periodo storico, l'analisi non distruttiva della pergamena può aiutare a determinare i processi chimico-fisici cui essa è stata sottoposta, la misura dello spessore della pergamena usata in diversi manoscritti può facilitare la loro datazione e così via.
      Insieme ai metodi di conoscenza utilizzati dai ricercatori è importante ricordare qui anche due caratteristiche specifiche del loro lavoro. La prima di esse è collegata al modo in cui i manoscritti devono essere analizzati; ogni ricercatore deve infatti studiarli personalmente recandosi in archivi e biblioteche e può confrontare le idee che emergono dall'analisi dei dati raccolti con quelle proposte da eventuali altri studiosi soltanto in un secondo momento. La seconda caratteristica è strettamente collegata alla tipologia del materiale adottato dagli studiosi per condividere i risultati del loro lavoro con la comunità scientifica; il catalogo che si può pubblicare al termine di un'analisi del tipo descritto è infatti materiale cartaceo che acquisisce la sua forma definitiva ed il suo pieno valore scientifico soltanto dopo che sia stato pubblicato.
      In questi ultimi anni la diffusione delle tecniche di comunicazione basate sull'utilizzo dei computer collegati in rete ed in maniera particolare di Internet ha prodotto effetti rilevanti sulla condivisione di conoscenze ed informazioni anche all'interno della comunità degli studiosi coinvolti nell'analisi di manoscritti. Innanzitutto il Web è stato utilizzato per proporre la riproduzione delle pagine dei manoscritti ma non sono mancate esperienze concernenti periodici, bibliografie e basi dati esclusivamente on line [2].
      E' importante ricordare qui i risultati di alcuni recenti studi concernenti l'influenza che Internet ha avuto su conoscenza ed apprendimento.
      Innanzitutto Rheingold [9] ha proposto il concetto di comunità virtuale per denotare un insieme di individui che utilizza la Rete in maniera sistematica sia per la comunicazione interpersonale che per la condivisione di conoscenza. Più recentemente Veltman [10] ha affermato che l'eccesso nell'utilizzo delle nuove tecnologie può indurre nelle persone la perdita del senso della distinzione tra realtà ed illusione oltre che indurre atteggiamenti passivi. Egli asserisce anche che Internet può dar luogo a grandi opportunità per lo sviluppo di nuove conoscenze perché on line si può cooperare in maniera sistematica e si può accedere a innumerevoli risorse.
      Altre proposte concernenti gli effetti della Rete sull'apprendimento umano vengono da Lévy [5] che propone il termine intelligenza collettiva per descrivere l'incremento della velocità nella comunicazione interpersonale e la quantità di informazioni cui la Rete consente di accedere. Egli propone anche il termine intelligenza connettiva per il naturale collegamento tra documenti, punti di vista e conoscenze anche molto diversi tra loro che Internet realizza.
      Per finire Calvani [1] asserisce che l'uso della Rete introduce un profondo cambiamento nel significato di conoscenza scientifica. Essa non va più vista come un continuum avente per obiettivo principale la limitazione dell'ignoranza (sulla base del principio illuminista di progresso) in quanto ha ora caratteristiche multiprospettiche e limiti indistinti e non ben definiti. In sostanza la conoscenza non è più lineare, sequenziale, chiusa e gerarchica in quanto risulta essere anche ipertestuale e multimediale. Calvani asserisce anche che i modelli classici di razionalità basati sull'utilizzo di principi analitico-deduttivi devono essere rivisti alla luce di quanto proposto dai modelli dialogico-ermeneutici.
      E' opinione degli autori che i risultati dei precedenti studi rappresentano una grande opportunità per la revisione dei metodi di indagine e dei processi che portano alla costruzione di nuova conoscenza per tutte le discipline scientifiche ed in particolare per la paleografia e per lo studio dei manoscritti.
      Gli autori ritengono anche che il processo che conduce ai cambiamenti epistemologici appena descritti non sia automatico e risieda nell'uso che degli strumenti di comunicazione di Internet si potrà fare. Questo buon utilizzo delle tecnologie può essere aiutato dalla creazione di particolari strumenti basati sui servizi della Rete che devono però essere specifici per ciascuna comunità scientifica (nel caso particolare del campo di studi che vede coinvolti gli autori deve preservare le caratteristiche di studio personale dei manoscritti ma deve introdurre strumenti ed opportunità di lavoro collaborativo). Particolare attenzione deve anche essere data agli "effetti sociali" della CMC (Comunicazione mediata dal computer): come indica L. Paccagnella nel suo lavoro [8], infatti, un uso ingenuo di Internet può avere effetti perversi sulle comunità virtuali e può determinare il loro collasso. Una buona dimostrazione dei danni causati da alcuni servizi di Internet sulla sopravvivenza di alcune comunità virtuali è data da flames e spamming (entrambi i fenomeni sono legati ad un uso eccessivo e distorto dell'e-mail); altri esempi di possibili elementi di turbamento per tali comunità si può trovare nelle Chat aperte a tutti, nelle quali si possono usare diminutivi per mascherare la propria identità e si può asserire ciò che si vuole senza che venga effettuato alcun controllo.
      Le precedenti considerazioni hanno condotto gli autori alla formulazione di un sistema informativo che viene descritto nelle sezioni seguenti e li hanno convinti dell'importanza di trovare elementi comuni a Paleografia e Scienze dell'informazione, nell'accezione che di questo termine viene proposta da Cohen [4]: "i campi che fanno parte della disciplina che chiamiamo Informing Science forniscono alla loro utenza informazioni che per la forma in cui sono prodotte, il loro formato ed il modo in cui sono presentate massimizzano l'efficacia del messaggio associato" e "l'ambito delle Scienze dell'informazione ha tre componenti: l'ambiente di informazione, il sistema di distribuzione ed il sistema di espletamento del processo".
      Se le proposte degli autori creeranno le premesse per un cambiamento nello statuto scientifico della paleografia è troppo presto per dirlo in quanto sarà soltanto l'accordo unanime della comunità scientifica nei confronti di queste proposte a garantire la loro accettazione ed il loro ingresso tra i metodi della disciplina.

Cataloghi di manoscritti e la proposta di un catalogo aperto

      La storia della catalogazione dei manoscritti inizia fra XVII e XVIII secolo, quando alcuni studiosi (Peter Lambeck a Vienna, Bernard de Montfaucon a Parigi) approntarono i primi cataloghi a stampa di collezioni manoscritte. Il loro esempio è stato seguito negli ultimi due secoli da centinaia di catalogatori, che hanno descritto migliaia di codici in lingue antiche e moderne, conservati in molte grandi e piccole biblioteche sparse per l’Europa e il resto del mondo occidentale. Un enorme numero di manoscritti è tuttavia ancora oggi non catalogato, se non del tutto ignoto. Il principale problema con gli antichi manoscritti è l’enorme difficoltà di localizzarli, perché semplicemente spesso non si sa che sono conservati in un determinato posto. Il caso dei codici è infatti diverso da quello dei testi, per i quali le bibliografie e le risorse di rete rendono relativamente facile trovare un libro a stampa, o almeno una descrizione bibliografica del suo contenuto (diverse copie dello stesso libro sono conservate in molte biblioteche: così si può sapere dove si trova il libro che si cerca, qual è la sua collocazione e a quali condizioni lo si può prendere in prestito).
      Un codice è un esemplare unico: non ne esistono doppioni. Anche quando il testo è lo stesso, come nel caso di un modello e della sua copia, i due manoscritti sono diversi per la scrittura, l’aspetto esterno e perfino il testo, perché un apografo presenta sempre alcune differenze rispetto al suo antigrafo. Di qui sorge la necessità di un’accurata descrizione delle caratteristiche esterne e interne di ogni singolo esemplare, perché lo si possa identificare e definire oltre la semplice segnatura, che corrisponde a ciò che significa il nome per ogni essere umano.
      Non vi è limite all’accuratezza di una descrizione. Per quanto riguarda il testo, si può dare un elenco completo degli autori e dei testi presenti nel codice (con il riferimento alle edizioni a stampa o ad altri lavori, se si tratta di inediti); per l’aspetto esterno, la natura del supporto (ad esempio, pergamena o carta) e il numero dei fogli costituiscono il livello informativo minimo, ma le dimensioni, la fascicolazione e la legatura appaiono indispensabili per dare una concreta idea del codice. Il catalogatore potrebbe inoltre rivendicare la necessità di definire la scrittura e la decorazione, in particolare se non è prevista la pubblicazione di riproduzioni. Anche la bibliografia può essere ridotta alle opere principali che hanno trattato di un determinato esemplare, oppure può registrare ogni citazione di un prezioso codice.
      Redigere un catalogo di manoscritti è quindi un compito difficile, che richiede una profonda competenza in molti campi, dalla filologia alla storia, dalla storia dell’arte alla paleografia, dalla letteratura alla storia delle biblioteche. Un catalogo di manoscritti medievali (o moderni) può essere definito come il prodotto del lavoro scientifico di specialisti che impiegano un’enorme quantità di tempo e fatica per descrivere alcune decine o centinaia di questi particolari oggetti che si trovano nascosti negli scaffali delle biblioteche, normalmente accessibili ai pochi fortunati studiosi ammessi al loro studio diretto.
      Si può quindi facilmente comprendere come negli ultimi decenni molti bibliotecari e ricercatori abbiano preferito scrivere libri sulla teoria della descrizione piuttosto che preparare cataloghi di manoscritti. E spesso le loro teorie sono divenute le norme che le biblioteche o gli enti di ricerca hanno ritenuto indispensabili perché i cataloghi fossero stampati con fondi pubblici.
      Gli autori ritengono che sia arrivato il momento di un radicale cambiamento nella pubblicazione dei cataloghi. Con l’aiuto della rete, come già detto, è possibile infatti fornire agli studiosi nuovi e più potenti strumenti per migliorare il loro lavoro e creare un catalogo aperto, cioè un catalogo in continua evoluzione grazie all’apporto costante di nuove informazioni.

Il sistema informativo

      Il progetto del sistema informativo da utilizzare per il catalogo aperto deve tenere in debito conto il mezzo di comunicazione su cui esso si basa. Internet ed il Web in particolare sono apparsi, quasi immediatamente, la migliore soluzione per la creazione di una comunità on line all'interno della quale le persone potessero incontrarsi o condividere idee e risultati di ricerche; lo stesso sistema è sembrato abbastanza affidabile sia sul lato server che sul lato client per la pubblicazione dei dati concernenti i manoscritti ed il loro continuo aggiornamento. Nel primo caso l'affidabilità risiede sulle caratteristiche tecniche del server (la sua tolleranza ai guasti, le sue procedure di backup ecc.) e sulla stabilità della Rete (al giorno d'oggi accade solo raramente che dei guasti possano impedire l'accesso ai servizi della rete per più di qualche minuto o addirittura qualche ora); nel secondo caso si attribuisce stabilità alle caratteristiche dei client che, in generale, garantiscono un facile e veloce accesso ai servizi di Internet. In tutti i casi il diritto di proprietà e la tutela delle informazioni messe in Rete sono apparsi ragionevolmente garantiti. Un server Web interfacciato con una base dati in grado di contenere le informazioni relative ai manoscritti, le annotazioni ed i messaggi che i ricercatori raccoglievano e volevano scambiarsi è apparso in grado di assolvere al compito di realizzare il sistema informativo corrispondente al catalogo aperto; sul lato client, d'altro canto, ogni utente deve possedere soltanto l'hardware ed il software per collegarsi ad Internet.
      Nel progettare il sistema informativo gli autori hanno anche ritenuto di dover procedere a tener distinti i seguenti ambienti: uno in cui ricercatori e studiosi avessero libertà di accesso ai materiali da pubblicare ed un altro nel quale chiunque potesse accedere alle informazioni disponibili, sia in maniera occasionale che sistematica (senza per questo essere autorizzati a creare nuove informazioni o modificare quelle preesistenti).
      La separazione appena descritta ha influito sulle modalità di accesso al sistema da parte degli utenti ed ha condotto a tre diverse tipologie di autorizzazione:

  1. livello di amministratore del sistema (coincidente con l'amministratore scientifico delle informazioni); nel quale soltanto la persona con la responsabilità scientifica del catalogo può abilitare ricercatori e studiosi ad entrare nel sistema e dare loro i diritti di accesso per la gestione dei materiali da pubblicare. A questo livello è possibile anche gestire tutti i dati prodotti da chicchessia
  2. livello degli studiosi e dei ricercatori; nel quale il personale autorizzato può inserire, modificare, cancellare e visualizzare i materiali da pubblicare (descrizioni di manoscritti, note, immagini ecc.), almeno fino a quando essi non decidono che tali materiali hanno raggiunto una struttura definitiva e possano pertanto essere resi pubblici
  3. livello utente generico, nel quale si possono ottenere esclusivamente risposte ad interrogazioni (quali, ad esempio, descrizioni ed immagini concernenti manoscritti, annotazioni, testi ecc.)

      E' quasi superfluo osservare che i primi due tipi di utenti sono soggetti a ben definite procedure di autenticazione per poter accedere al sistema (e necessitano pertanto di un codice identificativo unico e di una password).
      Coloro che sono interessati ad accedere al sistema per pubblicare informazioni devono innanzitutto inviare un modulo (accessibile dalla home page del sito) all'amministratore del sistema compilando uno specifico FORM contenente dei campi non eliminabili (in pratica coloro che non provvedessero a fornire dati come cognome, nome, attività/professione, istituzione/società di appartenenza, e-mail, telefono e password voluta non sarebbero autorizzati ad accedere al sistema).
      L'amministratore del sistema, sulla scorta dei dati inviati da colui che vuole essere autorizzato ad accedere al sistema, individua un codice identificativo e lo trasmette al richiedente (dal momento in cui questi viene autorizzato ad accedere al sistema ogni sua operazione viene memorizzata nella base dati ed identificata mediante il codice assegnato).
L'elenco che segue riporta le operazioni che le persone autorizzate possono compiere:

  1. immettere dati concernenti i manoscritti,
  2. immettere osservazioni e annotazioni sui manoscritti già presenti nella base dati,
  3. modificare, cancellare e visualizzare tutti i dati immessi fintanto che non si sia persuasi che tali dati abbiano assunto un aspetto definitivo
  4. entrare in una bacheca elettronica a diversi livelli di accesso per lasciare messaggi.

      L'amministratore del sistema può aprire specifiche aree di discussione o collocare tutti i materiali meritevoli di un'analisi più approfondita all'interno di un'area specifica accessibile al solo personale autorizzato, affinché si possa determinare la destinazione di detto materiale anche con il contributo della discussione aperta all'interno della comunità.
Solo alcune parole meritano di essere dette sulle soluzioni hardware e software che gli autori hanno adottato per la realizzazione del sistema informativo. Per quanto riguarda l'hardware si è pensato di ricorrere ad un buon PC con due processori Pentium III, 128 Mb di Ram ed un HD da 10 Gb. Come software di sistema si è pensato di utilizzare software aperto ed in particolare Linux, come server Web il pacchetto Apache, come RDBMS Postgres-SQL e come linguaggio di interfaccia PHP-3/4.
      Le soluzioni prospettate non precludono ovviamente la strada a soluzioni particolari come pacchetti aperti XML quale può essere Cocoon (facente parte del progetto Apache) o come il server JSP Tomcat (incluso nel progetto Jakarta del progetto Apache) che potranno essere analizzati ed adottati per la presentazione di manoscritti qualora il progetto si concretizzasse.

Un caso concreto: I manoscritti della
Biblioteca Malatestiana

      Un recente rapporto del gruppo di lavoro ‘Recupero della letteratura scientifica e sistemi informativi’ [7], responsabile della catalogazione dei manoscritti in Germania per la Deutsche Forschungsgemeinschaft (l’ente pubblico per la ricerca), afferma chiaramente l’inutilità della pubblicazione di cataloghi ‘chiusi’, cioè in forma di libri a stampa o CD-ROM. Dopo aver promosso più di 200 cataloghi a stampa in tutta la Germania negli ultimi 40 anni, il gruppo di lavoro si è convinto che la rete è il principale strumento per presentare e diffondere i risultati della ricerca. L’informazione sui manoscritti deve quindi essere aperta alla collaborazione e all’integrazione. Siamo convinti che un cambiamento così radicale meriti un’attenta valutazione della possibilità di essere introdotto anche in paesi nei quali simili criteri organizzativi risultano estranei alla tradizionale politica culturale.
      Un buon esempio in Italia può essere offerto dalla storica biblioteca di Cesena, concepita nel 1452 da Malatesta Novello per la pubblica utilità e tuttora amministrata dal Comune. Vi si conservano oltre 300 manoscritti medievali di estremo interesse, un importante nucleo dei quali fu commissionato dallo stesso fondatore. Essi sono stati descritti in diversi cataloghi e studi specifici, ma mai in forma organica e coerente [6]. Il procedimento normale in un caso del genere prevederebbe un catalogo generale della raccolta o almeno la descrizione dei manoscritti che ne sono privi. La nostra proposta, totalmente diversa, si fonda sulla pubblicazione in rete di tutti i materiali utili disponibili, a prescindere dal fatto che siano stati o stiano per essere pubblicati a stampa.
      Questo tipo di catalogo aperto dovrebbe essere composto da cinque sezioni. Nella prima gli utenti dovrebbero trovare tutte le informazioni generali, all’inizio quelle già pubblicate ed in seguito eventualmente anche quelle nuove, sulle raccolte della biblioteca. Nella seconda è prevista la bibliografia di ogni manoscritto, costantemente aggiornata. Nella terza si troverebbero le descrizioni dei codici, tratte da cataloghi esistenti o, se mancanti, progressivamente approntate. Riteniamo che la presenza di diversi criteri di descrizione sia un modesto prezzo da pagare rispetto al fatto che si renderebbero disponibili in rete informazioni su centinaia di esemplari. Nella quarta sezione dovrebbero trovar posto le riproduzioni, il numero e la qualità delle quali dipendono dai mezzi a disposizione. L’ultima sezione gioca un ruolo fondamentale all’interno del progetto, in quanto ospiterebbe articoli, opinioni e richieste da parte degli utenti. Tutti gli interessati ai manoscritti della biblioteca troverebbero qui spazio per interventi e dibattiti, contando anche sulla possibilità di pubblicarvi i loro contributi.
      Si noti che l’accesso alle sezioni segue i principi di cui si è trattato in precedenza: le prime quattro sarebbero a disposizione dell’utenza generale, mentre l’ultima sarebbe riservata agli studiosi.
      La cura quotidiana di un simile progetto spetterebbe al personale scientifico, nel caso specifico bibliotecari o conservatori di manoscritti, che dovrebbero amministrare attivamente il sito, promuovendo la ricerca sui propri codici e mettendo in contatto gli specialisti ad essi interessati.

E la stampa?

      Il nostro progetto non esclude affatto la pubblicazione a stampa, sotto forma di monografie o articoli, dei risultati delle ricerche: siamo convinti che rete e stampa possano convivere ottimamente. Un catalogo a stampa vale per sempre, nel senso letterale dell’espressione, perché rimane immutabile nei secoli. Un catalogo aperto è obbligato a cambiare, dato che è stato concepito per non essere mai uguale a se stesso. Se però una biblioteca si accorge di non poterlo mantenere attivo, allora vale la pena di provvedere alla pubblicazione a stampa, anche in poche copie, anche a richiesta, come la tecnologia tipografica consente a costi limitati già oggi e prevedibilmente ancor più in futuro.

Bibliografia

  1. Calvani A., Comunicazione e apprendimento in Internet, Erickson, Trento, 1999.
  2. Cartelli A., Miglio L., Palma M., New Technologies and New Paradigms in Historical Research, in Informing Science, Vol 4, 2, (2001), pp. 61-66, raggiungibile su Web come http://www.inform.nu/Articles/Vol4/v4n2p061-066.pdf.
  3. CDF - Committee of the Deutsche Forschungsgemeinschaft. Neue Konzepte der Handschriftenerschliessung. Informationsysteme zur Erforschung des Mittelalters und der Frühen Neuzeit, (2001), raggiungibile su Web come http://www.dfg.de/foerder/biblio/download/handschriften.pdf.
  4. Cohen E., Reconceptualizing Information Systems as a Field of The Transdiscipline Informing Science: From Ugly Ducking to Swan, Journal of Computing and Information Technology. 7 (3), (1999), pp. 213-219.
  5. Lévy P., L'intelligenza collettiva. Per un'antropologia del Cyberspazio, Feltrinelli, Milano, 1996.
  6. Manfron A., La biblioteca di un medico del Quattrocento. I codici di Giovanni di Marco da Rimini nella Biblioteca Malatestiana, Allemandi, Torino, 1998.
  7. Overgaauw E. A., Neue Konzepte der Hanschriftenerschliessung in Deutschland, in Gazette du livre médiéval, 38, (2001), pp. 49-54.
  8. Paccagnella L., La comunicazione al computer, il Mulino, Bologna, 2000.
  9. Rheingold H., Comunità virtuali. Parlare, incontrarsi, vivere nel ciberspazio, Springer & Kupfer, Milan, 1994.
  10. Veltman K., New Media and Transformations in Knowledge, in Heinz Nixdorf Museums Forum, Paderborn, (1999), raggiungibile su Web come http://www.sumscorp.com/articles/art52.htm

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